CAMPING TAVOLARA – Sardegna in Viaggio

CAMPING TAVOLARA

Dobbiamo risalire verso nord, sulla strada statale 125, pochi minuti e saremo arrivati, telefoniamo e ci risponde il direttore Luigi Grassi, sarà un riferimento per tutto. Il campeggio è molto riservato, leggermente spostato dal mare e dal rumore della spiaggia, dispone di piazzole al sole, e di spazi coperti, ma ariosi. Tante le possibilità. Facciamo un giretto a piedi, e scegliamo una piazzola ampia, con tre alberi su cui stendere la corda per asciugare i panni. Abbiamo una copertura di arelle, piccole canne legate asieme, ai lati ci sono delle siepi, il fondo è di terriccio compatto, e c’è il posto auto. I bagni e le docce sono proprio a due passi. Questa prima notte in Sardegna è fondamentale, deve farci assaporare l’attrezzatura nuova, la comodità delle tende 2 second e la bellezza di questa terra. 


Tutto quello che ci eravamo proposti, dal cellofan isolante, alla comodità dei materassini autogonfianti, ai guanciali, ci consentono di montare il campo base in pochi minuti. Ogni cosa al suo posto, anche la corda per stendere, trenta metri di corda bellissima, che dimenticherò di togliere, oppure la lascierò appoggiata sotto l’albero, perchè nella prossima tappa non l’abbiamo più trovata. Questa è l’unica cosa che abbiamo perso in tutto il viaggio.

Alla mattina un po’ fredda ed umida, ci raduniamo sotto al porticato del bar, dove un pratone verde e dei divanetti ricavati da tronchi d’albero lavorati, costruiscono una cornice perfetta per fare l’intervista a Luigi. Un campeggio che ha una storia, un percorso, ci sono anche due signore che vengono da molti anni, e che incuriosite tra un caffè ed una chiacchierata ci raccontano un po’ di quello che si fa in questo campeggio. Ci sono spazi per far giocare i bambini, una passeggiata e ci si trova al mare, vicini a tutto in dieci minuti di macchina, ma nel silenzio e nella riservatezza della posizione così particolare del campeggio stesso.

 

Luigi la sera prima ha festeggiato il suo compleanno, e si vede che è felice di fare il proprio lavoro, non si può fare questo lavoro senza avere la passione. Decidiamo su suo invito, di fare un giro in tutto il campeggio a bordo del suo cart elettrico, così da capire come è suddiviso e quali sono i punti di forza.

Oltre al bar, all’interno della struttura trovano spazio dei tavoli apparecchiati, una cucina, e tante idee per grandi e piccini. Una tappa qui è da fare, per iniziare bene qualsiasi tour abbiate in mente, anche solo per ricaricare le batterie, e rubare l’energia e la simapatia di chi abita tutta la stagione estiva in questo paradiso.

La sera siamo andati a mangiare in un ristorante vicino: La Veranda. Su prenotazione si può degustare il porcetto, e tanti piatti tradizionali. Laura ed io ci siamo concessi un vino particolare, scoperto quasi per caso nel libro 101 Cose da fare in Sardegna almeno una volta nella vita.

Il Nepente di Oliena, un vino il cui vitigno è stato importato dalla Spagna. Un vino che già dal nome promette bene: dal greco «ne» = non e «pente» = tristezza, quindi nessuna tristezza. Un vitigno che ha trovato nei terreni di Oliena un habitat naturale, secco e sabbioso, carico di sapore e di colore 14,5 gradi.
Il suo racconto è presente anche nel libro quarto dell’Odissea quando Elena scioglie una sostanza nel calice da dare a suo marito Menelao. Ed anche nel libro secondo di Erodoto, dove troviamo la parola Nepente, che poi nella storia trova diverse leggende e diversificazioni, fino ad esprimere l’idea che possa trattarsi di oppio sciolto nel vino, si parla anche di una sostanza speciale che arrivava dalla Valle del Nilo, e che aggiunta al vino regalava allegria.
Non possiamo negare di aver riso molto, ed esserci sentiti bene, in buona parte per l’accoglienza del luogo, in parte per questo vino maestoso, che non dovrete farvi scappare.

 

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