IN CERCA DI FRUTTA E VERDURA – Sardegna in Viaggio

IN CERCA DI FRUTTA E VERDURA

16 Giugno 2016

L’indomani mattina, dopo una bella doccia rigenerante siamo pronti per la colazione! E’ sufficiente uscire dalla camera ed entrare dal cancello adiacente, per scoprire che non siamo i soli ospiti. E con grande sorpresa, il giardino interno con il grande bersò si presenta alla luce del sole in tutta un’altra veste. 

Vettovaglie, piatti, tazzine, bicchieri e tazze apparecchiano i tavolini con colori accesi e brillanti. Questa volta insieme a Danila ci viene incontro anche Roberta, la figlia che si occupa di preparare per tutti gli ospiti una ricchissima colazione, da gustare all’aperto. Sul giardino interno si affaccia l’ingresso di una grande stanza dall’appariscente lampadario rosso. Al suo interno è stato allestito di tutto punto un lungo tavolo a buffet.

      Dolce e salato, un grande imbarazzo nella scelta. Ci si trova indecisi a guardare con ammirazione biscottini tipici della zona, brioscine classiche, fette biscottate, affettati assortiti a km zero, pane fresco appena affettato, yogurt, panetti mono porzione di burro, frutta fresca di stagione locale e biologica, succhi di frutta in caraffe di vetro, una gran quantità di cereali erogati direttamente da appositi dispenser, un’ampia gamma di bustine da tè, miele di apicultura locale e ricotta del contadino. Insomma davvero uno spettacolo per la vista, che non ci lascia delusi neanche al momento della degustazione. 

Roberta, addetta alla preparazione di caffè, latte, cappuccino, una volta seduti al tavolo, è subito pronta ad accogliere ogni richiesta della sua clientela. In questo preciso istante cogliamo nella sua totalità il senso della scelta mirata a denominare questo B&B “S’ATTOBIU”: INCONTRO! Si respira proprio l’intento di Danila, Fabio e Roberta, che a conduzione familiare, hanno iniziato nel 2012 a fare entrare in casa loro ospiti, amici per farli sentire a casa propria. Con tanta passione, disponibilità e cordialità riescono in modo naturale nel loro intento.

Sanno dare ai loro ospiti risposte ad ogni domanda, consigliando località d’interesse archeologico (PULA: area archeologica di Nora;), speleologico (GROTTE DI IS ZUDDAS), percorsi naturalistici in bici, a piedi, a cavallo compresi gli itinerari archeologici (MONTE AIDU), riserve per il ripopolamento dei cervi e dei daini (IS CANNONERIS), vecchie miniere (CARBONIA, PORTO FLAVIA,), sport da praticare in mare come KITESURF; spiagge (a Sud- Est di Teulada bellissima spiaggia di TUEREDDA, che purtroppo non abbiamo visitato; mentre a Sud-Ovest la splendida spiaggia delle DUNE che fortunatamente abbiamo raggiunto prima di avviarci verso Porto Pino; e non sono le uniche, basta chiedere). Il nome Teulada risale al latino “tegula” e documenta la grande produzione di terracotta nella zona: ecco perché Teulada è il paese della “pipa in terracotta”, ci comunica con una punta di orgoglio Danila. Affermazione che ci incuriosisce esattamente come era accaduto nel visionare un documentario visto prima di partire per la Sardegna, che trattava questo argomento indicando come artigiano noto proprio a Teulada, Virgilio Meloni. Quindi non possiamo di certo andarcene, senza prima aver conosciuto questa persona, testimonianza di una vivida passione e abilità tramandata nel tempo, che sono sicura affascinerà i nostri ragazzi, e non solo. Dopo l’abbondante e squisita colazione a cui abbiamo dedicato gran parte della nostra attenzione, comodamente seduti al fresco del gazebo, ci rimane davvero ben poco tempo a disposizione

Un ultimo salto sulla “terrazza tra i tetti”, ambito luogo ricercato per la sua tranquillità da clienti amanti dello yoga, per viverla appieno grazie alla luce diurna, ci portiamo via quel senso di tranquillità ed equilibrio che ancora una volta ha saputo donarci, grazie al paesaggio di verdi colline che hanno saputo catturare la nostra attenzione, oltre il marrone bruciato dei coppi. La consegna del sasso dell’amicizia per segnare il nostro passaggio, lasciando un ricordo.

Virgilio Meloni

Ed eccoci di nuovo in viaggio alla ricerca dell’artigiano Meloni. In via Amsicora 1 a Teulada risiede con sua moglie, un uomo dalle mani d’oro: Virgilio Meloni. Artigiano d’altri tempi che ancora oggi si diletta a realizzare: SA PIPA ALLUTONADA!

 

Tipica pipa di Teulada in argilla, rivestita di ottone con cannello in sambuco, come riporta il suo bigliettino da visita. Scopriamo un umile artigiano di una certa età, ad aprirci l’uscio di casa sua a cui ci presentiamo, così su due piedi, senza preavviso, con tutto il nostro più sincero entusiasmo nel volerlo conoscere, per poterlo inserire nella nostra guida dedicata alle famiglie in viaggio con i propri figli. Tempo zero, veniamo invitati a seguirlo dentro casa, senza fare complimenti. Una disponibilità ed una accoglienza unica, pur essendo 4 completi estranei anche un po’ invadenti…Forestieri curiosi! Virgilio ci conduce in un mondo d’altri tempi.

Le foto incornciano immagini in bianco e nero, di lui giovane virgulto e lei, compagna di vita e dolce metà di sempre; l’arrivo dei figli, la famiglia che cresce, la scuola, la comunione…Gli oggetti che ci circondano impregnano l’aria di storia, di vissuto. I ricami a croce abilmente realizzati dalle mani di questa donna, che durante le notti passate affanco al capezzale dei figli malati, non si dava pace, possiamo ammirarli appesi alle pareti, sui cuscini della sedie,mentre altri seguono il limitare tra soffitto e parete, su lunghe stele. Alcuni sono incorniciati come a dargli più importanza, mentre altri completano funzionalmente l’arredo dei tendaggi, grandi alle finestre o più piccoli lungo tutto il davanzale del caminetto, per poi finire a chiuderne completamente l’apertura dello stesso, come a sottolineare che arrivata l’estate non si arde più la legna.

Quella legna che scopiettante ha scaldato per tutto l’inverno questo ambiente in cui ancora si percepisce la dolce aroma. Sughero e legno saltano subito agli occhi, come a sottolineare che la Sardegna vive d’artigianato locale. Non da meno, in tutta la loro fragilità e bellezza le ceramiche dipinte a mano sono appese al muro come souvenir o appoggiano sul caminetto in pompose anfore impreziosite da bassorilievi; altre invece più timide, si nascondono dentro capienti vetrinette, mentre piatti e tazzine di pregio appaiono in tutta la loro bellezza riunite su di una rastrelliera dal portamento antico. Lungo la scala, appese alla base della ringhierea saltano all’occhio le maschere di legno leggerissimo realizzate da Virgilio. Mentre sugli scalini fanno capolino conchiglie e sassi. Ma le pipe? Eh, le pipe sono su, al primo piano! Hanno un posto tutto loro, poggiano fieramente schierate su un’apposita scaffalatura che ci attende per ammirarle e lasciarci senza parole.

Sì, perchè queste pipe trasudano attraverso i materiali, la forma, la scelta del cannello e del legno, passione e abilità appresa con tanto lavoro a pazienza. Le guardiamo e ci parlano… La voce di Virgilio passa in secondo piano. Ogni pipa che prende delicatamente in mano ci racconta di sè. Dei due tipi di argilla raccolta a mano in luoghi che conosce Virgilio, lungo un corso d’acqua della zona, e in specifici periodi, stagioni. Di come viene sapientemente miscelata ad acqua, che fatta riposare, far salire a galla tutte le impurità. Di come poi viene amalgamata dalle mani dell’artigiano e conservata per manterne la giusta idratazione/umidità, atta a poterla plasmare secondo l’ispirazione del momento, e poi sagomata e cotta sul fuoco vivo del caminetto, da cui si relizzerà il camino della pipa stessa. La scelta del legno, anch’esso raccolto in precisi periodi dell’anno, selezionato da Virgilio da piccole ramificazioni di specifiche piante di sambuco: che verrà messo ad essicare in modo che prenda la giusta curvatura/forma e che poi verrà forato a caldo, dando come risultato un apposito cannello.

Ed infine lui, l’ottone, a completare il rivestimento dell’argilla. Le parole di Virgilio, arrivano da lontano e sottolineano quel che la sua pipa già ci ha mostrato in tutta la sua affascinante bellezza e semplicità, un risultato unico e artistico, da cui trapela passione pura. Un attimo di pausa, solo lo scorrere del nostro sguardo su ogni singolo oggetto, una comtemplazione, spezzata dal lontano cinguettio che trasportato da una leggera brezza entra attraverso la finestra aperta sulla natura; una natura che ritroviamo racchiusa in un unico manufatto: SA PIPA ALLUTONADA. Un momento magico, per quanto mi riguarda. Vedo brillare negli occhi di Andrea e Cristian, il desiderio di possederne una a testa, come dar loro torto. Tempo zero, due “preziose” pipe dal modesto prezzo, entrano a far parte dei “tesori” recuperati lungo questa nostra avventura; mentre io tengo stretta dentro il mio cuore, quello che le parole non hanno detto, ma che queste due “preziose” persone hanno saputo trasmettermi. Ecco giunto il momento di riprendere il nostro viaggio, la spiaggia delle DUNE DI TEULADA ci attende. Cristian e Noemi consegnano il sasso dell’amicizia, a testimonainza del nostro passaggio. Mai come oggi ci allontaniamo arricchiti da quella bella sensazione che s’impadronisce di te quando vivi a pieno delle “belle” persone, che indelebili resteranno dentro ognuno di noi.

                  

Isola Rossa Teulada

Salutati Virgilio e moglie ci avviamo verso la costa. Ecco apparire dopo diverse cuve, il blu acceso del mare che bagna le coste di Teulada. Una sosta è d’obbligo, siamo ancora in alto ed il paesaggio si propone in tutta la sua bellezza. Nonostante la foschia un isolotto, l‘Isola Rossa, interrompe con il suo emergere, la continuità delle diverse sfumature di blu, che a tratti formano delle chiazze più chiare, quasi come una piscina all’interno del mare stesso. Seguendo con lo sguardo la costa notiamo come  si erge fiera la Torre del Budello. Un’insenatura, e poco più avanti si apre verso il mare il Porto di Teulada, o meglio LA MARINA.. Ma dove sono le DUNE? Sù, andiamo a scoprirlo!

 

Sant’Anna Arresi – Frutta e verdura Marina


 

Abbiamo macinato diversi km, siamo a Sant’Anna Arresi.  A seguito dell’improvvisata all’artigiano Meloni, siamo prossimi all’ora del pranzo. Lungo la strada, che pensiamo ci possa portare alle Dune di Teulada, veniamo piacevolmente colpiti dagli allegri colori dei pneumatici/portavaso eclettici, che fantasiosamente contengono piante di ogni genere. Covoni di fieno su cui poggiano pigre cocuzze di diversa misura e forma, ma anche cocomeri, fanno da vetrina ad un venditore di frutta e verdura. La bandiera dei 4 Mori sventola giocherellando con folate di vento biricchino, come ad invitarci a curiosare quel che viene proposto dal cartello: FRUTTA E VERDURA PRODUZIONE PROPRIA.

Quale migliore momento per concedersi una sosta e comprare il nostro pranzo a base dei frutti di questa magica terra? Veniamo subito accolti con sana simpatia da Marina, la proprietaria, non che coltivatrice di svariate ed invitanti verdure.

Non perdiamo tempo e ci catapultiamo su succosi pomodorini dall’intenso profumo, sui cetrioli dal verde intenso e le carote arancioni. E come dolce? Grandi fichi verdi! Questo sarà il nostro pranzo, e già non vediamo l’ora di godercelo, magari vicino alle rovine del Nuraghe Coi Casu… Poi non dimentichiamoci che saremo ospiti del Sardegna Camping, quindi sta sera “CI STA UNA BELLA GRIGLIATA“, peperoni rossi e cipolle giganti non possono mancare. Me le immagino condite con l’olio EVO di Lidia, e con una sferzata di sapore un po’ strong, aglio sardo (potente, addirittura piccantino al punto giusto), senza dimenticare la nota tipica del prezzemolo, e tanto originale quanto fresca della mentuccia.

Il pane lo abbiamo, basta scegliere tra guttiau e quello morbido di patata; quindi siamo a posto! Lo sguardo intanto continua a spostarsi da un frutto ad una verdura senza sosta, per poi andare a fissarsi sui cestini realizzati con le cannucce di carta, adornati con passamaneria. Risultato artigianale di un corso che Marina ha seguito durante l’inverno per dare sfogo ai suoi hobbies del “fatto a mano”. Cestini che ricordano molto l’intreccio della rafia con cui si realizzavano i tipici cestini sardi. Realizzati sempre da lei.

In fila come soldatini, i vasetti di patè e salsine a base di carciofi, olive, tonno e peperoncino….Mamma mia portateci viaaaaa! Una battuta due risate e ancora qualcosa attira la mia attenzione, proprio sulla mensola. Cosa contiene quella bottiglietta verde? Chiedo quasi impertinente. Marina in panciolle risponde: liquore di finocchietto! Lo conoscete? No! rispondiamo all’unisono io e Andrea. Marina allora continua: non posso che farvelo assaggiare. Aspettatemi un attimo qui che vado a prenderlo dal freezer, và sorseggiato bello freddo! Dire di aver assaggiato un elisir è poco!  Non abbiamo resistito e, lo abbaimo comprato! Contenti e soddisfatti di tutte le naturali bontà del posto eccoci pronti a fare tappa all’Area Archeoligica di Coi Casu.

                   

Area Archeologica di Coi Casu

 

Non troppo distante da Marina troviamo l’area archeologica di Coi Casu. Siamo soli, quindi scegliamo liberamente dove posizionare la Punto per preparare il nostro pranzo. Lavo i pomodorini in un sacchetto dei surgelati riempito a metà di acqua, li asciugo nello scottex ed ecco pronti i primi bocconcini vegetariani. Sbuccio le carote ed i cetrioli, uno per tipo  a testa e ci siamo! Un morso al pane guttiau, per spezzare con i carboidrati, questo pieno di vitamine, ma i bambini non si accontentano, e sinceramente nemmeno noi grandi; quindi optiamo per il tonno in scatola, proteine nobili, omega 3fosforo e vitamine del gruppo B. Direi che a nutrienti abbiamo fatto il pieno! Non contenti completiamo il tutto con i mitici fichi freschi verdi, giusto per non farci mancare: i sali minerali, in particolare potassio, magnesio e ferro, ma anche le vitamine antiossidanti. Ora sì che siamo pronti per andare in perlustrazione. Ci attendono immobili e ricoperti da licheni, immutabili nei secoli, grosse pietre tondeggianti a testimonianza di una costruzione nuragica, di cui ora è rimasata visibile solo la base perimetrale arrotondata. Mi risulta semplice immaginarci all’interno di un sito nuragico di quel tempo,  tutto costruito petra su pietra. Ogni costruzione adibita ad uso abitativo/domestico e di stoccaggio. Un nucleo dall’imponente bellezza, con costruzioni alte verso quell’azzurro del cielo che ci sovrata anche adesso, e a cui appariamo come minuscoli esserini. Ciò che attira la mia attenzione è però una base squadrata, mezza nascosta dalle secche e dorate sterpaglie, composta da uno scompiglio di pietre frastagliate di selce, molto diverse dalle altre completamente plasmate e dall’apparenza liscia.

Mi piacerebbe viaggiare nel tempo e tornare indietro di millenni per vedere come si viveva su quest’isola che ancora conserva aspri paesaggi, la cui ricchezza è la più svariata vegetazione, per lo più spinosa: cardi selvatici, fichi d’india e specie di cactacee che non conosco; dove padroneggia la scarsità di pioggia/acqua e abbonda l’intenso calore del sole che già ora, che siamo solo a giugno, “arde” imperterrito fin dalle prime ore del mattino.

 

      

      

Immersa in questi pensieri, cammino tra questi ruderi così remoti, che ancora hanno il coraggio di sopravvivere ad intemperie, vento, sole, e all’enesorabile trascorrere del tempo. L’area in questione attualmente non è molto seguita. La vegetazione spontanea tende a nasconderne gran parte. Solo un cartello riporta l’intervento dell’uomo: AREA SOTTOPOSTA A DISINFESTAZIONE…. Non è tanto rassicurante per me leggere questa info: disinfestazione da cosa? E con cosa? quindi mi consulto con il resto della family e finiamo la nostra perlustrazione, le DUNE ci attendono!

Stagno Del Corvo


 

Grazie alle indicazioni di Marina ci siamo resi conto di aver oltrepassato l’ingresso per raggiungere la spiaggia delle Dune. Quindi torniamo indietro sulla provinciale in cerca dell’accesso. In seguito capiamo perchè non lo abbiamo visto. Si accede passando da una zona militare, tutta recitanta da filo spinato, e non lo sapevamo. Il tragitto, su strada bianca, per arrivare al parcheggio della spiaggia delle Dune, è lunghetto ma molto suggestivo e allo stesso tempo inquietante, per quanto mi riguarda. Si respira aria “militarizzata” e la cosa mi lascia un senso di amarezza: un luogo tanto paradisiaco presidiato dai militari…

 

Scaccio da me questa fastidiosa sensaziazione di disagio e mi concentro sul paesaggio. Una zona di stagni, fenicotteri, strane piante che invece di foglie hanno lunghissime spine da istirce. I cardi qui sembrano avere fogliame quasi grigio blu o addirittura color indaco.

Il sole pigro crea giochi di luce particolari, prima quà e poi là, mentre bianche nuvole giocherellano girandogli introrno, e a nasconderlo sospinte dal vento insistente, che anche a terra non demorde. Questa zona è ricca di stagni dai nomi più disparati: Stagno De Foxi, Stangiu De Brebeis, Stagno Di Porto Pino, e Stagno del Corvo.

 

Prima di giungere al parcheggio incontriamo lo Stagno De Foxy, che una lingua di terra divide da quello De Brebies. Le acque ferme e melmacee assumono svariate tonalità a seconda di come vengono illuminate dal sole odierno, o oscurate dalle nuvole; risultando a volte verdi irridescenti o grigie scure. Queste variazioni danno allo stagno un senso di mutazione continuo, un rincorrersi di sensazioni padroneggiano su di noi, coivolgendoci in un vortice di continuo cambiamento, come il susseguirsi frenetico di scatti fotografici con flash o senza. Il che lo rende cupo-vivido, splendente-ombroso, triste-allegro in un unico batter di ciglio. Dal parcheggio non si ha ancora idea di come cambierà a breve il paesaggio circostante.

 

Un altro stagno, quello del Corvo, affiancherà il nostro spostarci a piedi, mentre ad ogni passo solleviamo piccoli fumetti di polvere fina come lo zucchero a velo. Uno stagno ricco di volatili, tra cui sono riconoscibili i fenicotteri bianchi e rosa, quasi immobili come le acque stesse in cui si riflettono, mentre altri si muovono lenti, immergendo l’intero capo nell’acqua, in cerca di cibo. Sembra non arrivare mai… Cammina cammina, percepiamo un po’ di stanchezza, ma questo paesaggio di cui ci sentiamo parte integrante, ci incuriosice spronandoci ad allungare il passo. Ad attenderci, ecco una lunga passerella con listelli di legno. Pur volgendo lo sguardo fino all’orizzonte, pare infinita, senza meta.

 

Attorcigliati fili spinati fanno capolino tra bassi arbusti e la terra sabbiosa, quasi a volerci ricordare che non siamo i benvenuti. Imperterriti non ci facciamo spaventare, i nostri piedi  vanno avanti, abbandonano la terra bruciata per incamminarsi sulla passerella che, come una lingua di legno, divide in due la sabbia bianco argentea.

Spiaggia delle Dune


 

Man mano che avanziamo, i listelli marrone sbiadito risultano sempre più infarinati, da impalpabile sabbia bianchissima. Tutto intorno la macchia mediterranea, dal verde intenso, incomincia a lasciare spazio ad intere colline candide come neve, con ciuffi di dorata sterpaglia secca, quì e lì. Sembra di trovarsi in mezzo ad un deserto. Un deserto sul mare!

Perchè proprio dove l’occhio non raggiunge la fine della passerella, ecco ad attenderci uno spettacolo di straordinaria bellezza paesaggistica: le maldive italiane!

Il vento dispettoso porta sempre più nuvole e agita le acque del mare facendo contenti gli appassionati di windsurf e kitesurf, che solcano onde turchesi e spumeggianti. I colori appaiono irridescenti con questa strana luce, in pieno contrasto con il riflesso di questa rena stra-bianca. Con gli occhi socchiusi come fessure, dall’accecante riverbero ed il fastidioso vento, osservo questo luogo per imprimere nei ricordi quanto più possibile.

Le “polpette di mare”, alghe secche arrotolate su loro stesse dal continuo rollio dell’onda marina sulla battigia, poggiano indisturbate tra i granellini finissimi di sabbia, quasi a mettersi in mostra, con le loro forme allungate o arrotondate, piccole o grandi, attirano sempre l’attenzione di adulti e piccini.

Sembra di trovarsi dentro ad un quadro, un meraviglioso quadro di Marco Adamo, un pittore paesaggista di Alghero conosciuto diversi anni or sono. Intando Andrea si diletta a carpire attraverso gli scatti fotografici, tutti i particolari della spiaggia delle Dune.

Noemi lascia traccia del suo passaggio scrivendo con il dito sulla sabbia…

Che bel Golfo dalla lunga spiaggia immaccolata. Diversi “passeggiatori” percorrono l’intera spiaggia, camminando sulla riva del mare, dove l’onda lunga si frange, e va a cancellare le impronte, di piedi scalzi appena impresse sulla sabbia bagnata. Irrequieta, l’effervescente schiuma dell’onda successiva, ghermisce piedi, caviglie e polpacci di questi turisti. Che bella sensazione! Che spensierato momento, la mente libera, vaga sospinta dai refoli d’aria salamastra, la pelle si lascia coccolare dal sole, mentre l’orecchio ascolta con piacere il roccambelosco frangersi del mare. Peccato non potersi fermare di più, ma dovendo pernottare al Sardegna Camping, con l’intenzione di grigliare la verdura per cena, dobbiamo salutare questo luogo paradisiaco. CIAO CIAO SPIAGGIA DELLE DUNE, si va a Porto Pino!

    

   

  

        

               

Capra, capra delle mie brame…

Questo luogo non ha ancora terminato di sorprenderci. Lasciate alle nostre spalle le dune, colline di minuscoli diamanti bianchi, gioielli incastonati in un collier di Verdi smeraldi, in un mare di lapislazzuli fusi che gli ondeggiano attorno, ecco pararsi affianco a noi, antiche, variopinte, raffinate, e belanti: un gruppo di capre! Un’altro netto contrasto con l’eleganza naturale del luogo, cinto e protetto dal filo spinato, in cui razzolando compostamente, pascola liberamente, un gregge di capre barbute. Capre che non si spaventano al passaggio a ritroso del nostro divenire. Capre che ci guardano dall’alto al basso, dalla piccola collinetta che degrada fino a bordo strada. Capre che nel movimento ruminante della loro bocca, intente a masticare, con ironia immagino paradossalmente farneticare: “capra, capra delle mie brame, chi è la più bella del reame?”

Sardegna Camping Porto Pino

Varchiamo l’ingresso del Sardegna Camping di Porto Pino, portando con noi ancora quella sensazione di meraviglia che s’impossessa totalmemte della tua anima, quando vedi luoghi come la Spiaggia delle Dune.

Ci rendiamo conto di essere in un piccolo camping, dove però non manca nulla. Subito all’ingresso ecco un bel bar, ben fornito con grandi spazi al coperto e tavolini all’esterno, fronte ingresso spiaggia; dove si trovano anche il calciobalilla e il tavolo da ping pong. Il tutto all’ombra di pini marittimi carichi di pigne. Più distante, ma non troppo, un unico complesso di bagni, completo di docce a gettone, lavandini, nonché WC, diversificato per uomini e donne, che si completa con grandi lavandini per la pulizia dei piatti, e lavatoi per i panni. Non manca un piccolo spazio lavanderia distaccato, che mette a disposizione degli ospiti una lavatrice a gettoni. Leggermente più distanti i contenitori per la raccolta differenziata dell’immondizia. Un’aerea è dedicata ai bambini grazie al parchetto giochi dal fondo sabbioso. Mentre tutto intorno vi sono tante aree dove collocare la propria tendina, il camper o la roulotte. Il vento ci avvolge in forti folate e non ha buone intenzioni. Infatti ci ostacola alla grande quando, deciso dove piazzarci, tentiamo di stendere a terra il telo plstificato su cui poggeranno le tendine. Dobbiamo utilizzare grosse pietre lasciate in eredità dai nostri predecessori, per non far sollevare il telo. Le folate d’aria ci fanno masticare la sabbia. Con agilità, scaltrezza, e qualche picchetto, le tendine sono pronte, per le  prossime ore notturne. Posizionato tavolino e sedie, avviamo i preparativi per la cena.

 

Grigliata notturna

Andrea trova a dispozione dei campeggiatori una carriola carica di rami e rametti belli secchi, un’accortezza per chi come noi volesse fare il fuoco nel barbecue. Teoricamente quando c’è così tanto vento si dovrebbe evitare di ostinarsi a grigliare. Primo per evitare incendi, secondo perchè si fatica di più a tenere viva la fiamma, ed i tempi di cottura si allungano; terzo, con un vento così scostante che cambia continuamente direzione, immancabilmente ti ritrovi contro vento, e tutto il fumo ti finisce negli occhi, e nel naso, affumicandoti per benino.

Ma con un esperto come Andrea, ex Vigile del Fuoco, certe cose te le puoi permettere, quindi: TUTTI ALL’OPERA! Io mi occupo di mondare la verdura, peperoni rossi e cipolle di tropea. Lavo il prezzemolo e la menta, sbuccio e taglio finemenete l’aglio, dall’aroma che stuzzica l’appetitto. Presa dal raptus dei preparativi realizzo più condimento di quanto ne serva…ma non è un problema! Una bottiglietta dell’acqua vuota fa’ al caso mio: olio EVO di Lidia, ed il gioco è fatto! Ecco un ottimo olio aromatizzato con aglio, menta e prezzemolo. I peperoni rossi sono pronti per esser grigliati assieme alle cipolle. Taglio a metà il pane di patate, e voitlà viene posizionato tutto sulla brace preparata con cura da Andrea, Cristian e Noemi. Durante l’accensione del fuoco Andrea ha preferito dirottare i ragazzi in perlustrazione. Giusto quel tanto che le fiamme vive si placassero, dopo aver “incendiato” a dovere la legna trasformandola in rossi tizzoni ardenti. In quel mentre i ragazzi si sono divertiti trovando ranocchiette, rospetti e cuccioli di gatti con cui hanno piacevolmente giocato. 

I piccoli anfibi probabilmente arrivano dal canale che abbiamo passato, prima di entrare in campeggio. Quel canale che dallo Stagno De Brebeis porta fino al mare. Un canale attrezzato per ormeggiare gommoni ed imbarcazioni varie tra cui piccoli pescherecci. Altissime palme lo incorniciano per tutta la sua lunghezza o quasi, dandogli “un non so chè” di tropicale. Passerelle e pontili lo attraversano, per dare modo a chi si muove a piedi, di spostarsi da un’ansa all’altra, per raggiungere ampi parcheggi di ritorno dalla spiaggia.

I gattini invece sono nativi del luogo. Qualche mammina selvatica ha deciso di metter su “casa” nel campeggio stesso, grazie al buoncuore di campeggiatori stanziali e non, che non mancano mai di lasciare qualche avanzo e un po’ di latte. Il tempo è volato, ed il sole oramai è tramontato… quando tutto è pronto. Ci ritroviamo così a cenare al buio, alla luce della lanterna posta al centro del tavolino. Noi, le tendine, la rete che ci separa dalla spiaggia, il vento che insiste nella sua corsa e scuote le fronde dei pini, ed il mare alle nostre spalle, la cui onda lunga, spezza il silenzio e così invadente, si spinge per parecchi metri all’interno della spiaggia.

 

 

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