COLAZIONE DA TIFFANY

24 Giugno 2016

Oggi ci sentiamo tutti un po’ Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany. Tra ceramiche e arredamento sardo, si fanno spazio tante lecornie, dolci e marmellate di pere e pesche home made, frutta fresca di stagione a km zero, lo yogurt, il succo di frutta, la spremuta, sas cassadinas, i savoiardi di Fonni e i dolci tipici, la cagliata da gustare con il vin cotto o meglio sapa. Un sole accecante, che spinge le ombre verso ovest, come tante frecce nere, che coprono il terreno. Tutti gli insetti sono già al lavoro, e anche il cucciolo di cane vuole la sua dose di coccole.

Esattamente come per la cena, decidiamo di consumare la nostra colazione all’aperto, sotto il pergolato che si affaccia sul verde praticello spazzolato dal vento. L’imbarazzo della scelta ci fa optare per tutte le novità che ad oggi  non abbiamo ancora assaggiato, in accompagnamento ai dolci tipici a cui non rinunciamo mai.

Quindi proviamo la cagliata con il vin cotto e con il miele, così da capire qual’è l’associazione che più preferiamo. Sa Frue, ovvero “la cagliata di latte intero di pecora”, che una volta rappreso si mangia a fette. Il fiore all’occhiello di questa colazione che ci catapulta, con il suo gusto davvero particolare, nel mondo gastronomico dell’antica tradizione contadina.

Un misto tra il dolce acidulo dello yogurt naturale, con una compattezza assai diversa, che non so associare a nulla di ciò che conosco.  Molto particolare, direi! Io la preferisco con il miele che ne smorza i toni aciduli, a differenza di Andrea e Cristian che la preferiscono con il vin cotto, che assaporano per la prima volta nella loro vita. Noemi invece si butta in un assaggio della cagliata, prima al naturale e poi con entrambi gli abbinamenti, ma si rende conto che non rientra tra le sue note. Quindi si lancia su quello che già conosce da tempo: la mitica sas cassadinas. Tutto il resto per lei perde d’interesse quando affonda gli incisivi nella fresca ricotta aromatizzata con scorza d’arancia e pistilli di zafferano polverizzati, in cui si nascondono le uova fersche. Un abbondante ripieno racchiuso in una “tartelletta” di sfoglia particolare che lo strutto rende differente dalla classica pasta sfoglia.

 

 

  

Andrea si rompe una costola ma non lo sa

Il tappeto erboso con le due piccole porte per giocare a calcio, solletica Andrea e Cristian a tal punto che, i due, non resistono al richiamo dei lanci con il pallone. Il tempo in questa oasi verde sembra fermarsi. Gli orologi si dimenticano in toto e più ci si integra con il paesaggio e quello che viene offerto, più ti senti di voler fare o anche non fare! Per Andrea e Cristian è il momento della sfida a due: partitella di calcio. Mentre per me e Noemi è il momento della siesta sull’amaca. Il momento giusto per godersi il fresco dell’ombra degli alberi, mentre ci si dondola pigramente. Ci godiamo a pieno la serenità di questa oasi nel verde. Due scelte e due stili davvero differenti, con altrettanto risultato differente, direi. La sfida vede infatti Andrea cadere clamorosamente mentre dribla Cristian. Uno scivolone sul manto umido, con atterraggio sul proprio braccio e il pallone. Una caduta da poco, lì per lì, seguita dalle risate di tutti noi, Andrea compreso. Solo dopo un bel po’, a botta fredda, Andrea incomincerà ad accusare dei dolori sul lato sinistro del costato. Il viaggio non termina qui, e anche se dolorante, imperterrito e al quanto incosciente, Andrea non si lascia intimidire dall’idea di essersi fatto male. Con perseveranza proseguiremo come ci siamo prefissati, concludendo il nostro giro di baratti in Sardegna fino al 28 giugno. Per proseguire poi verso Bassano Romano, Roma, Capalbio, Montalcino-Buon Consiglio, Bocca di Magra, ed infine giungere a Brescia il 7 luglio, dove scoprirà di essersi fratturato ben 2 costole. Oltre ad essersi incrinato anche 1 costola! Giusto  per non farsi mancare nulla!

Visita agli animali della fattoria

In attesa di poter partecipare al laboratorio didattico, sulla preparazione della ricotta fresca e del formaggio semi cotto, interamente dedicato solo a noi, ci dedichiamo a fare un giro tra gli animali della fattoria. Una bellisma ed elengante cavalla dalle tonalità che dal cacao sfumano al dorato, ci guarda un po’ diffidente, ma curiosa. Sembra gradire molto sentirsi osservata. Come una top model, si muove distintamente, muovendo piccoli passi da passerella, senza mai perderci di vista. Elegantemente allontana qualche insetto con la sua lunga coda scura, sventolandola con accortezza, come si fa con un prezioso ventaglio da metter in mostra. La criniera le ricade tutta da una parte, alla Jessica Rabbit, lunga e in netto contrasto con il colore del manto. Una specie di diva sotto i riflettori di un set fotografico dai connotati country.

La nostra ammirazione è palpabile e lei se ne vanta, alludendo un azzardo nell’avvicinarsi al recito che ci separa da lei. Con occhio attento, muove i suoi passi nella nostra direzione, mentre Cristian e Noemi la invitano ad unirsi a noi, porgendole lunghi fili d’erba fresca in dono.  A differenza di prima, dove si faceva desiderare, ora appare più propensa a non farsi pregare, i fili d’erba sono troppo invitanti e tempo zero è vicina a noi per gustarseli in attesa di riceverne altri.

Cosa che i ragazzi capiscono al volo e li rende molto felici e accondiscendenti. A questo punto la diffidenza iniziale è completamente sparita e ci possiamo permetter di accarezzare il bel collo e la fronte della cavalla, senza infastidirla troppo. Dietro il grande spazio adibito alla cavalla di Silvia, tutto circondato dalla staccionata di legno, si vede in lontananza una piccola costruzione un po’ spostata a destra, che scopriamo essere il pollaio. Mentre io e Andrea ci occupiamo di fare un po’ di scatti fotografici alla “diva”, Silvia invita Cristian e Noemi a seguirla proprio verso il pollaio, dove farà prendere loro le uova.

Raccolta delle uova

Noemi racconta la sua esperienza: “Era la mia prima volta che raccoglievo le uova. Quando, con Silvia e Cristian siamo entrati nel pollaio, tutti i volatili hanno incominciato ad agitarsi, questi volatili erano galline, oche e papere. Però dopo poco si sono calmate e tranquillamente sono uscite dal pollaio tranne una gallina, che restava sopra a un uovo a covarlo. Silvia ci ha spiegato che quella gallina credeva che da quell’uovo sarebbe nato un pulcino. Ma in quel pollaio non c’erano galli, quindi la cosa sarebbe stata impossibile. L’odore del fieno tipico della fattoria era quello che già avevo potuto sentire in altre occasioni. Ho notato che le galline erano di diverse taglie e colori: grandi e piccole, chiare e scure, molto variegate. Solo loro avevavno fatto le uova, oche e papere non le avevano fatte. Quando siamo entrati nel pollaio io ho provato molte emozioni. Raccogliere le uova mi ha resa davvero felice, desideravo tanto vedere come si faceva. Un desiderio esaudito grazie a Silvia, così gentile e disponibile.”

 

Cristian condivide un suo pensiero:  Non avevo mai raccolto le uova prima ďora e mi è piaciuto tanto perché le galline sono strane si muovono a scatti e mi fanno ridere molto. Il pollaio era grande e le galline erano agitate per la nostra presenza. Oltre alle galline c’era un cagnolino, un cucciolo che voleva sempre giocare. Mi è piaciuto molto giocare con lui.

 

Mascotte cucciolo

L’animale che più si avvicina ai nostri cuccioli d’uomo è, e sarà sempre il cucciolo di cane. Qui all’agriturismo La Genziana c’è anche lui, un cuccciolino, tanto vicino alla misura del più classico peluches quanto immensamente morbido e coccoloso. Come essere vivente, e non un giocattolo, è bello coccolarlo e farsi coccolare, con tutte le accortezze ed il rispetto che necessitano. Debbo dire che Noemi e Cristian hanno un’età che permette loro di esser ben coscienti e attenti nel relazionarsi con un cucciolo, e pur non avendo mai avuto animali d’appartamento si comportano molto bene! Quindi è un piacere vederli tutti e tre uniti in questa tenerissima condivisione, due cuccioli d’uomo che interagiscono con un cucciolo di cane, emozionante. Mi piace osservarli, carpire le loro emozioni, il godersi il momento del gioco e delle coccole, sono tenerissimi! Evviva la mascotte della Genziana!

 

Laboratori didattici ricotta e formaggio semicotto

Giunto il momento del laboratorio caseario, seguiamo Antonio verso il laboratorio dell’agriturismo, dove vengono plasmate opere d’arte di “oro bianco”, le ricotta ed i formaggi. Oggi a noi verrà illustrato passo dopo passo tutto il procedimento. Entriamo in un fabbricato con due spazi: uno preposto solo a tale preparazione, e l’altro adibito alla macellazione in cui vi è l’apposita cella frigorifera dove conservare la carne. Essendo un agriturismo, tutto ciò che viene portato a tavola, è frutto di coltivazione, allevamento e pastorizia, quindi è inclusa anche la macelleazione e la conseguente preparazione di insaccati e salsicce. Per tanto vi è un luogo preposto, che sinceramente, per come viene curato e pulito, non fa per nulla impressione quando non viene specificatamente utilizzato. Solo i ganci appesi in alto, ed un grande tagliere lo ricollegano a tale pratica. Non vi è nemmeno odore, quel sentore della vita che finisce per nutrire i propri ospiti con porcetto, agnello o pecora. Una pratica che potrebbe impressionare, specie in età giovanile come quella dei nostri due ragazzini.  Appurato che Cristian e Noemi sono sereni nel trovarsi a far parte di questo luogo, procediamo senza soffermarci sul discorso macellazione, ma concentrando tutta la nostra attenzione sulla produzione casearia con latte di pecora sarda.

Antonio qui è il protagonista e ci spiega che prima preparerà un formaggio semicotto e di seguito la ricotta fresca. Del primo ci viene detto che si tratta di un pecorino dal gusto tradizionale e inimitabile: il pecorino dolce.  Una volta finito il procedimento di questo prodotto completamente autoctono segue il momento della ricotta: il siero residuo della caseificazione del latte di pecora viene mantenuto in caldaia in agitazione e scaldato alla temperatura di circa 60-70 °C… Noi ed i ragazzi rimaniamo affascinati da cotanta abilità di Antonio e lui se ne accorge dallo scintillio che intravede nei nostri occhi. Si sente pienamente gratificato dalle nostre domande e dai sorrisi che spontanei si affaciano sui nostri visi. Sembriamo tutti bambini della scuola materna a cui è stata raccontata una fiaba dal bellissimo finale. Accade quindi che Antonio voglia condividere con noi fino in fondo questa bellissima esperienza, che oltre ad esser udita e vista, sarà gustata. E questo diverrà il nostro pranzo di oggi, ma non lo sappiamo ancora. Semplicemente grazie Antonio, ci hai fatto davvero felici!

     

Pranzo con Guttiau e ricotta del laboratorio

Il laboratorio con Antonio si conclude poco prima dell’ora di pranzo, giusto il tempo di rifare le valigie, con l’intenzione di mangiare leggero per poi andare a fare una puntatina a Stintino. Mentre siamo indaffarati a sistemare i bagagli, giunge al nostro appartamento Filomena con il suo dono caseario, la ricotta fersca, ed un cestino di pane guttiau, quello che diverrà il nostro pranzo sano e genuino. Non era contemplato nel nostro baratto che avremmo seguito un laboratorio sulla produzione casearia, e ancor meno che uno dei prodotti ci sarebbe stato gentilmente offerto. Siamo davvero grati per tutte queste attenzioni che questa intera famiglia ha avuto per noi. I nostri figli sono i primi che senza malizia, e senza alcun interesse porteranno a  testimonianza quanto sia rimasto impresso nei loro ricordi e nel loro cuore l’Agriturismo La Genziana. Tutto grazie a questa famiglia, che con spontaneità, preparazione e cordialità ha saputo aprire la sua porta a noi sconosciuti, con cui ha condiviso tradizione agro-pastorale, passione gastronomica e convivialità, professionalità organizzativa e ricettiva, portandoci su di un vassoio d’argento. Non sono servite parole, ma i semplici gesti, il fascino del luogo, l’appartamento a noi dedicato con ogni comfort, le disponibilità che indelebili ci sono entrate con naturalezza dentro al cuore. Grazie famiglia Loddo!

Spiaggia di Stintino

Come preventivato, finito il pranzo dai semplici e genuini connotati pastorali, fatto il solito giro delle camere per assicurarci di non aver dimenticato nulla, salutiamo con affetto Filomena e Silvia. Antonio lo incontriamo e salutiamo, appena fuori dal cancello, mentre si sposta con il gregge di pecore. Un’ultima immagine, un’istantanea a conferma che questo agriturismo è a tutti gli effetti un vero AGRITURISMO! Felici di questa piena esperienza, ci mettiamo in viaggio nel momento più caldo della giornata. Grande è il desiderio di rinfrescarci nelle acque cristalline di Stintino, l’atollo per eccellenza della Sardegna. La punta più estrema del Nord-Ovest dell’isola.

Ad attenderci sabbia bianca ed impalpabile come borotalco. Una lingua di spiaggia, la Pelosa, che degrada nel mare in modo così impercettibile da rendere questo tratto di costa perfetto anche per i bimbi più piccolini. Una piscina naturale dal grande fascino esotico, per i colori che la rendono unica in tutta la sua fervida bellezza. Pennellate di bianco che sfumano letamente verso tutte le tonalità che dal celeste, si spostano verso il turchese, passando dall’azzurrino e dal ciano, per approdare ad una serie di blu e poi concludersi nel blu oltre mare. Sfumature che evocano melodie musicali che risuonano in noi, in profondità. Un rapporto suono-colore che invece qui è completamente capovolto in colore-suono. Un connubio che artisti come Kandinsky hanno studiato e portato su tela nella loro epoca, ma che io vivo qui e ora! Ne Il linguaggio dei colori incluso in Dello Spirituale nell’arte, Kandinsky sottolinea che “Più il blu è profondo e più richiama l’idea di infinito, suscitando la nostalgia della purezza e del soprannaturale.  Più è chiaro, meno è eloquente, fino a giungere a una quiete silenziosa: il bianco. Da un punto di vista musicale l’azzurro assomiglia ad un flauto, il blu ad un violoncello o, quando diventa molto scuro, al suono meraviglioso del contrabbasso; nella sua dimensione più scura e solenne ha il suono profondo di un organo.”

Rimanendo ai giorni nostri, il pittore sardo che più si avvincina a rappresenare dal vero questo tipo di spiaggia è per me Marco Adamo. Artista di Alghero che mi piace molto e da cui ho acquistato delle opere. Ancora oggi, pur abitando ad Arcore, i suoi quadri portano dentro casa mia l’aria salmastra del lungo mare a  cui questo pittore moderno si ispira e riproprone su tela. Allontanado questi pensieri, mi avvicino sempre più al momento in cui il mio piede si poserà dalla passerella in legno alla finissima sabbia e la realtà mi inghiottirà. I passi sprofondano uno dietro l’altro, i piedi si ricoprono di minuscoli e quasi impalpabili cristalli di sabbia simile a latte in polvere. Lo sguardo rapito dal mare, e neanche mi accorgo che Cristian e Noemi hanno già scelto dove posizionarsi per svestirsi dei panni e attrezzarsi con maschera e boccaglio, pronti ad immergersi nel refrigerio tanto agoniato in questo primo pomeriggio.

B&B Da Patrizia Capo Testa

 

Dovendo raggiungere Capo Testa, esattamente all’estremo opposto di Stintino, la punta più alta del Nord-Est Sardegna, siamo obbligati al lasciare quest’ultimo molto velocemente. Neanche il tempo di far asciugare il costume stando distesi al sole, che siamo di nuovo in partenza. In breve 133 km di distanza da dove siamo, per raggiungere il B&B di Patrizia, sulla piccola penisola (in realtà un’isola, artificialmente collegata alla terraferma da uno stretto istmo). A destra dell’istmo c’è la Spiaggia di Zia Colomba, Rena di Levante. Mentre a sinistra dell’istmo, si può ammirare Cala La Colba, Rena di Ponente, detta anche La Taltana; dette anche Spiagge dei due mari.

Capo testa è un promontorio granitico sul mare, sicuramente uno dei più suggestivi della costa smeralda se non di tutta l’isola, con rocce dalle forme fantastiche, plasmate dal lavoro incessante del mare e del vento. Giungiamo al B&B in serata, il tempo di conoscere la gentile Patrizia ed esser accompagnati alla nostra stanza, dove non vediamo l’ora di farci una doccia desalinizzante. Il mare di Stintino ce lo siamo portato sulla pelle per tutto il viaggio. Ed ora la pelle grida la sua necessità di esser risciacquata e anche idratata. Il bagno, bello grande con box doccia fa proprio al caso nostro. 4 belle docce, un bello strato di latte malva, e siamo pronti per andare a cenare. Optiamo per cenare in un posticino nella vicina Santa Teresa di Gallura, saltiamo in macchina e…..viaaaaaaaaa!!!

Cena in Pizzeria a S. Teresa di Gallura

Giunti al centro di Santa Teresa di Galura, andiamo alla ricerca di un posticino semplice e poco impegnativo, sia economicamente che gastronomicamente. Giriamo veramente poco, la ricerca è breve, siamo in Piazza Villamarina e notiamo una grande veranda illuminata con affianco un grande cartello che riporta SPABI express pizzeria-focacceria con forno a legna, il posto che fa per noi! Il tempo di varcare la soglia e siamo già accomodati in veranda  a guardare il menù.

Abbiamo particolarmente fame, visto il pranzo light volutamente consumanto a La Genziana. La veranda è di quelle che si possono aprire, ma sta sera c’è particolarmente vento, quindi viene tenuta chiusa. Andrea opta per una pizza ai 4 formaggi, mentre io ed i ragazzi preferiamo stare sui piatti combinati. Noemi sceglie cotoletta con patate al forno, Cristian Hamburger con patatine fritte, ed io fettina di cavallo ai ferri con verdure al forno.

 

 

 

Per noi adulti la scelta di accompgnare il pasto verte su birra alla spina, che troviamo molto buona, mentre i ragazzi due fanta.

Con 45 euro ce la siamo cavati alla grande e abbiamo soddisfatto il nostro appetito senza pesar troppo sul portafoglio. Ricordo che siamo in Gallura, la costa IN della poliedrica Sardegna. Un giretto verso il centro del paese per assaporare con gli occhi quanto ha da offrirci questa meta tanto ambita dai turisti. Anche se si è fatto tardi i negozi, di artigianato e souvenir tipici, hanno ancora in bella mostra la loro variopinta mercanzia.

Tanti locali, uno vicino all’altro si rincorrono con i loro tavolini all’aperto, le vetrine illuminate, i colori sgargianti dal rosso corallo a quelli più tenui color pastello. Mentre il rumore tipico delle stoviglie, abbinato al brusio dei clienti che cenano all’aperto nei ristoranti, arriva attutito e melodicamente accompagnato da musica dal vivo di altri locali dove si celebra il caraoke. Un centro paese che quasi assopito attende il boom di agosto, quel fermento di via vai di turisti nottambuli,  nel loro pieno godimento delle lunghe passeggiare notturne, caratteristiche di questo tipo di vacanze estive. Meno male che siamo a giugno e possiamo muoverci per vicoli e piazze in totale libertà, ammirando questo o quello scorcio, quella terrazza fiorita, il lastricato delle vie su cui segnamo ogni nostro passo.

Per concludere il nostro gironzolare in bellezza raggiungiamo la spiaggia del paese. Una piccola mezzaluna che nel nero di questa notte fatichiamo a scorgere. Dove il liquido inchiostro del calamaio, il mare, sembra tingere del suo colore anche la sabbia di questa spiaggia, che ironia vuole sia denominata RENA BIANCA, in un unico intenso e denso nero di seppia.

Finita la breve sosta , è oramai tempo di anadre a riposare, il B&B Da Patrizia ci attende con la sua camera con 4 letti, uno matrimoniale e due singoli, un piccolo frigo per tener fresca l’acqua ed un bagno davvero grande, addirittura sproporzionato rispetto al locale dove dormiremo. Mentre siamo sull’onda del ritorno e incominciamo a sentire la stanchezza di questa giornata piena, incontriamo sul marciapiede un grande riccio di terra. Un incontro fortuito ed inaspettato con questo simpatico animale onnivoro, che sfrutta il fresco della notte per andarsene in giro, in cerca di insetti, lumache, e frutta. Ci è apparso dal nulla uscendo dalla penombra mentre rasentava il muretto di una casa, con ingresso sul marciapiede. Carinissimo!

               

Lascia un commento