IL CIBO DA AVERE COME SCORTA – Sardegna in Viaggio

IL CIBO DA AVERE COME SCORTA

Consideriamo per un attimo che la partenza e l’arrivo come un momento di stanchezza, dove non avrete voglia di cercare un punto di ristoro, piuttosto che un supermercato dove acquistare il cibo. Mettiamo pure che per le condizioni metereologiche; il vento, il mare, la pioggia, non vi consentono di fermarvi, oppure hanno ritardato il vostro viaggio e siete in ritardo per la prima tappa.

Bisogna considerare che avete a bordo i vostri figli, e che il viaggio, il chiacchierare, la nave, stimolano di molto l’appetito. Cosa avere in “cambusa” per ovviare a questi inconvenienti. Partendo dal presupposto che nei nostri viaggi, anche in bivacco o in camping, non è detto che sempre ci sia un market, piuttosto che un bar, piuttosto che una rivendita di pane, latte ecc. Quindi la cosa migliore da fare è avere una scorta di viveri, possibilmente accessibile, e confezionata.

Una breve lista di quello che non dovrebbe mancare

  • Pane (secco, biscottato, crakers, fresco, taralli)
  • Latte (bottiglie da litro con tappo, da poter riutilizzare o shecherare vedi ricetta orzo)
  • Marmellata (blister monodose a più gusti)
  • Tonno
  • Paté
  • Tubo di triplo concentrato di pomodoro
  • Scatoletta di acciughe
  • Spezie varie
  • Una testa d’aglio
  • Caffè in polvere o solubile a vostra scelta
  • Bustine di thè
  • Un salamino
  • Zucchero
  • Frutta sgusciata o disidratata, semi vari
  • olio e aceto
  • Qualche frutto
  • Orzo in polvere solubile
  • Una bottiglia di vino

Potete anche aggiungere qualcosa in più, ma ovviamente la Sardegna è ricca di cibo buono e fresco, quindi l’obiettivo è di poter contare su una scorta low-cost di emergenza, ma che potrà tornare utile in diverse preparazioni.

In base all’orario del vostro traghetto/nave, saprete se dovete apprestarvi a fare la colazione o la cena. Saprete se il primo giorno dormirete in un B&B oppure in un Camping; ovviamente due tipologie diverse, ma sopratutto tempi diversi, perchè nel primo caso avrete una cassettina ed una borsa ciascuno da tirare giù dalla macchina e potrete godervi la comodità della casa che vi ospiterà, nel secondo caso invece dovrete registrarvi alla reception, cercare una piazzola adatta se non ve l’hanno già assegnata, montare il campo base, e preparare la cucina. All’inizio se non siete abituati a compiere i movimenti, montare le tende, i materassini, i sacco a pelo, i rivestimenti, i picchetti, ci metterete più tempo. Alla fine del viaggio montare o smontare un campo con due tende completo, sarà un gioco, in quattro tra adulti e bambini in 20 minuti circa avrete sistemato e ordinato tutto. 

In Sardegna troverete del pane meraviglioso, come il Carasau fino come carta da musica, secco e coroccante, salato in superficie, Guttiau, come il primo ma con l’aggiunta di olio in superficie che lo rende aromatizzato. 

Nella storia della Sardegna, che ha vissuto per molto tempo con la tradizione orale, quindi senza scrivere, tutte le lavorazioni del pane tradizionale, venivano tramandate da genitori ai figli, attraverso la pratica. Il pane era confezionato dalle donne e variava per tipologia e per forma a seconda delle zone, dei singoli paesi e delle diverse classi sociali. Attraverso la lavorazione della farina di grano, con una procedura tradizionale, grazie alla presenza nelle case del forno a legna, si poteva procedere con la cottura. La panificazione avveniva periodicamente a seconda delle necessita` della famiglia e delle sue possibilita` economiche. In occasione delle grandi feste (Natale e Capodanno, Pasqua e altre ricorrenze), la panificazione comportava, oltre alla confezione del pane d’uso comune, quella dei pani particolari per la festa e della pasticceria. Il lavoro coinvolgeva la padrona di casa, le figlie e tutte le donne della famiglia, il piu` delle volte con l’aiuto di donne del vicinato da remunerare in pane(il principio del baratto). Il lavoro aveva inizio all’alba e procedeva in fasi ben definite fino ad arrivare alla cottura nel forno.

I tipi di pane principali

Candelariu –  e` il pane finissimo che veniva usato per la festa di Capodanno.

Civraxiu – il pane quotidiano usato da tutti e prodotto ovunque, cotto nel forno tradizionale a cupola scaldato col fuoco di legna; giustamente famoso e` quello che si confezionava a Sanluri (per cui il tipo veniva detto, anche in altri paesi, pane di Sanluri).

Coccas –  focacce fatte per il giorno di Ferragosto, conosciute soprattutto nel Nuorese.

Coccoi – tipo di pane piu` pregiato e dall’uso meno esteso. Confezionato con la semola (si`mbula), cotto nel forno tradizionale.

Coccois pintaus – era il pane delle feste, confezionato con la semola e cotto nel forno a cupola tradizionale.Questo tipo di pane si distingueva per le moltissime forme in cui era confezionato. In particolare le piu` note sono: i coccois, decorati a foglie di forma molto varia, che talvolta erano usati anche come pane quotidiano nelle famiglie ricche; i coccois de pitzus, decorati a cresta; i coccois a forma di melagrana (arenada), usati esclusivamente per le feste; i coccois a forma di pesce (pisci), usati esclusivamente per le feste; i coccois a forma di uccello (pilloni), usati esclusivamente per le feste; i coccois a forma di tartaruga (tostoinu), usati esclusivamente per le feste; i coccois a forma di rotolo (imboddiada) usati esclusivamente per le feste; i coccois a forma di mazzo di fiori (mazz’e froris), usati esclusivamente per le feste; i coccois a forma di rosa (arrosa), usati esclusivamente per le feste; i coccois a forma di bambina (pippi`a), confezionato apposta per i bambini di casa; i coccois a forma di collana (cannacca), confezionati esclusivamente per i bambini; i coccois a forma di chiave (craixedda), confezionati esclusivamente per i bambini; i coccois a forma di anatroccolo (anadixedda), confezionati esclusivamente per i bambini.

Coccu – pane di frumentononfermentato a forma di focaccia; era confezionato dai pastori al ritorno dalla transumanza e usato per gli ospiti e per le festività. Veniva cotto sul focolare caldo ricoprendo la foccaccia con la cenere e la brace e poi lavato e coperto da un panno.

Costedda – tipo di pane confezionato come il civraxiu: da mangiarsi molto fresco, era confezionato con il fior di farina fatto lievitare con su frumentu sardu (il lievito tradizionale), confezionato ovunque ecottonel forno tradizionale. Questo tipo di pane era conosciuto anche come lada o ladixedda.

Costedda cun arrescottu – un pane che si confezionava con semola e ricotta nel forno tradizionale a cupola, in tutti i periodi dell’anno tranne che in estate.

Costedda cun pabassa – un pane che si confezionavaper le feste grandi con semola e uva passa nel forno tradizionale a cupola.

Costedda cun gerda – un pane che si confezionava con semola e con ciccioli in occasione dell’uccisione del maiale.

Coccoi cun s’ou – tipo di pane confezionato con semola scelta con un uovo sodo, di svariatissime forme, utilizzato esclusivamente per le festivita` pasquali.

Cozzula – particolare pane di semola confezionato per le nozze: aveva una forma a corona, ed era portato in chiesa e offerto al sacrista.

Fresa – un pane logudorese a forma di schiacciata tonda molto sottile, cotto nel forno tradizionale molto caldo: veniva poi tolto dal forno, diviso in due e sottoposto a una nuova cottura che lo biscottava; questa seconda cottura lo rendeva simile al pane carasau.

Maritzosu – il pane delle feste e delle grandi occasioni, confezionato con la semola scelta nel forno tradizionale a cupola scaldato col fuoco.

Michettas e paninus – tipi di pane che non rientrano nella tradizione della panificazione domestica ma furono introdotti con lo svilupparsi delle panetterie che confezionavano il pane da vendere a terzi; le due forme sono state mantenute dai moderni panifici industriali. Al momento della transizione dalla panificazione domestica generalizzata alla prima confezione industriale il pane ‘‘da negozio’’ veniva giudicato come un prodotto di qualita` inferiore. A Tempio questo pane veniva chiamato pani scioccu, cioe` ‘‘insipido’’, e pani sciucche ´ri erano soprannominati i piccoli borghesi che, non essendo proprietari di terreni a grano, dovevano comprarlo nelle panetterie. Questi tipi di pane sono confezionati con un misto di fior di farina e di semola.

Moddizzosu – pane delle feste confezionato con semola.

Pane Carasau – il pane tipico delle zone pastorali piu` interne, confezionato a sottilissime sfoglie croccanti la cui lunga conservazione è consentita da una seconda cottura; viene detto anche carta da musica.

Pani cun ollu – confezionato con semola, olio e grassi nel forno tradizionale a cupola scaldato col fuoco.

Pani nieddu – pane confezionato con il civraxeddu nel forno tradizionale.

Pani de orgiu – detto anche orzatu.

Pertusitta – un pane a forma di ciambella che aveva raffigurato in rilievo l’ovile e che si mandava ai pastori in occasione del Capodanno. La lavorazione del pane era, nella societa` tradizionale, un autentico rito con un forte contenuto comunitario; non si entrava nelle case in cui veniva ‘‘fatto’’ il pane senza un saluto d’obbligo («Deus vos bardet», ‘‘Dio vi guardi, vi protegga’’). In genere la preparazione della pasta, la confezione delle forme e la loro cottura erano affidate a tre gruppi diversi di donne, dotato ciascuno delle abilità  proprie di questa elementare divisione del lavoro. La forma piu` alta di specializzazione era richiesta per la decorazione dei pani: non per niente in una famosa raccolta di saggi dedicata all’argomento si parla di ‘‘plastica effimera’’

Vi consigliamo di chiedere, e provare ad assaggiare questa storica tradizione, ogni pane può essere farcito, ed abbinato ai salumi e ai formaggi. Con il Guttiau si possono fare diverse ricette, alcune le scoprirete nella guida.

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