IL NURAGHE PIU’ ALTO DELLA SARDEGNA – Sardegna in Viaggio

IL NURAGHE PIU’ ALTO DELLA SARDEGNA

18 Giugno 2016

La notte volge al giorno, nella sua consueta abitudine. Ma per noi non è stata una notte uguale alle ultime. E’ stata l’occasione per inserire nel nostro scrigno dei ricordi un nuovo elemento. Andrea con l’aiuto di Cristian in primis, e la collaborazione mia e di Noemi, ha registrato un time-laps. Un video in notturna, un passaggio furtivo delle nuvole che si rincorrevano allegre a schernire la luna. Una timida luna a cui non dispiaceva nascondersi dietro le sue amiche giocherellone. Ci porteremo dentro anche questa nuova esperienza, che l’obiettivo ha saputo catturare.

Ora però è il momento di iniziare questo nuovo giorno con una strepitosa colazione, strepitosa a tutti gli effetti! La saletta preposta aspetta solo noi, siamo i primi a varcarne l’uscio. Un ambiente molto luminoso ci accoglie in tutta la sua rusticità. Mattoni a vista caratterizzano il bar-caffetteria, a sinistra del locale, mentre tutto a destra, ad angolo, un enorme camino è valorizzato da un una grossa mensola in legno massiccio, che richiama le travi portanti del soffitto. La seduta in pietra con due cuscini country, è quasi un invito ad immaginare il focolare acceso nei periodi più freddi. 

Un calarsi nella meditazione, con le spalle rivolte alle fiamme vive, un avvolgente e caloroso abbraccio coccoloso.  Oggetti vari di fattura artigianale prettamente sarda, sottolineano quanto le tradizioni siano ancora parte integrante di questi luoghi moderni dediti al turismo. Radici profonde che caratterizzano anche il tipo di colazione che da lì a poco ci potremo gustare. Il nostro tavolo, spostato appena appena a sinistra rispetto al camino, è apparecchiato di tutto punto e aspetta solo che ci accomodiamo. Accettiamo volentieri questo invito sottointeso da bicchieri capovolti che non vedono l’ora di traboccare un fresco succo d’arancia.

Diversi dispenser fanno a gara per offrirci il loro miele dorato, mentre la macedonia di frutta appena preparata freme nella ciotolina pavoneggiandosi con le sue tinte accese, in piena concorrenza con le ricottelle, che pompose si fanno ammirare e gongolano ad ogni nostra escalmazione che le riguarda. Un semplice e pulito piattino da dolce rimane lì pacifico, sicuro che a breve verrà riempito, magari da fette di pane fresco casareccio su cui sarà spalmato del burro e della marmellata, sicuramente da Andrea! Il piattino di Noemi invece sa già che su di lui troneggerà la ricottella, mentre il mio si aspetta un croccantissimo croissant. Quello di Cristian è un po’ incerto, ma porta pazienza perchè sa già che non rimarrà vuoto a lungo. Fumanti tazze, gentilmente portate a mano da Valeria, sopraggiungono tutte spumeggianti con i loro amici cappuccini! E per ultimo ma non per questo meno importante, arriva in un trionfo di complimenti, lui lucente e dorato, mister miele supremo ancora colante dalle celle esagonali dei suoi favi, in cui è stato meticolosamente preparato esclusivamente dalle api dell’isola.

 

 

Siamo qui in questo meraviglioso agriturismo da ieri, il tempo qui pare si sia fermato, ogni cosa è al suo posto, anche le foglie cadute e secche sembrano messe lì apposta chissà da quale mano esperta in architettura. Siamo sulla terra nuragica, Shardana, un luogo un tempo abitato da abili marinai, costruttori e più se ne ha più se ne mette. Dietro all’agriturismo la terra si inerpica a formare un monte che è lì da migliaia di anni, per non dire milioni, e sulla sommità trova spazio un nuraghe: Nuraghe S’Ega ‘e Funtana.

 

Un punto di osservazione strategico, sopratutto per osservare il mare e la costa. Dieci minuti di cammino e lo si può raggiungere, sia per una piccola esplorazione, sia per ammirare la costruzione di pietre, abilmente posizionate.

Siamo immersi in questa terra nuragica, carica di sentimento, di colori, di luoghi particolari che escono dalla terra, da queste pietre che racchiudono la storia ed i colori del cosmo. Li portiamo dentro, questi colori, questi sapori, queste emozioni che ci hanno accolto e che ci spingono a continuare ad esplorare, ad andare alla ricerca di nuove emozioni, di posti da raccontare, come Cala Lunga, questo fiordo naturale, che accoglie oltre alla sabbia, anche il mare e le sue onde.

Cala Lunga

In dieci minuti di strada si raggiunge il parcheggio di cala lunga, per poi proseguire a piedi sul fondo sabbioso battuto fino al mare. Il mare è calmo, fermo, ma anche qui la mareggiata dei giorni scorsi ha trascinato con le sue onde le alghe di poseidonia, cambiando il panorama e trasformandolo in surreale.

Il Parcheggio consente il parcheggio anche per i camper.

Tutta la spiaggia normalmente chiara, adesso è ricoperta da uno strato di alghe scure color marroncino.
L’acqua piatta, senza nessun segno di mareggiata. Le persone si accingono a prendere il sole, chi seduto sulla sdraio, chi disteso sull’ asciugamani appoggiato agli scogli, chi invece preferisce fare due passi ed esplorare. Proseguiamo il nostro percorso percorrendo queste strade strette circondate da tanta vegetazione. La strada si inerpica, sale verso l’alto e ci fa guardare questo panorama incredibile, attraverso gli arbusti, che ogni tanto si aprono, vediamo le spiagge sottostanti, la costa, e fino in fondo la terra della Sardegna da cui siamo arrivati.
Nella zona Nord della costa, ci sono alte onde e spruzzi sugli scogli, e alcune vele che stanno andando verso il largo.

   

Pic Nic sul Belvedere della spiaggia di Sotto Torre

 

Partiti per raggiungere la costa nord occidentale di Sant’Antioco, abbiamo trovato delle panchine di granito che davano sul belvedere, sopra alla spiaggia di Sotto Torre. Una torre simile ad un nuraghe.

All’ombra degli alberi, abbiamo fatto il pic nic, con i formaggi freschi, la frutta e la verdura. Guardando in basso, abbiamo visto una grande quantità di alghe, che ha invaso la spiaggia. 

Faro Mangiabarche

 

  Continuando il nostro percorso abbiamo raggiunto il farò Mangiabarche. Faro bianco, con una torretta luminosa, ed una porta particolare fatta di pietra. Anche lui in mezzo al mare, a segnalare la secca, questa pietra nera vulcanica che emerge dal blu, è che altrimenti i naviganti di notte non vedrebbero.
La costa frastagliata mangiata dalle onde del mare è caratterizzata da questi colori rossi, rossicci, ocra; questo giallo zolfo proprio intenso, si vedono le stratificazioni che seguono proprio tutto il contorno della costa di Sant’Antioco. 

Ritrovamento teschio e pietra diaspro e ocra

Decidiamo di proseguire in direzione della piscina naturale, anche se su qualsiasi cartina non viene riportata, non ci sono indicazioni sulle strade, non c’è un parcheggio, quindi dobbiamo trovare noi la strada per raggiungerla con l’orientamento e con un minimo di intuito.
Parcheggiamo all’interno della macchia mediterranea, e cominciamo a camminare a piedi, fortunatamente abbiamo i nostri sandali da trekking, che hanno le suole belle rigide, in modo tale da poter affrontare qualsiasi tipo di terreno, compresi questi sassi sono molto taglienti.

Camminando in mezzo a questa macchia, con queste pietre molto particolari, raggiungiamo uno spiazzo dal quale si vede tutto il mare dall’alto, però non vediamo ancora il sentiero. Ad un certo punto vedo sotto i miei piedi un teschio probabilmente di una capra o una pecora, ci sentiamo un po’ come nel vecchio selvaggio West.

Ritornando sui nostri passi, camminiamo nella direzione opposta risalendo la strada asfaltata, fino a trovare un piccolo sentiero che scende verso il basso e che in qualche maniera attraversa il bosco. Lo seguiamo, percorrendolo e ad un certo punto vediamo che devia verso il mare su una strada di ghiaia tagliente, fatta di pietruzze.

Abbiamo tutti una gran voglia di vedere questa piscina naturale, l’abbiamo vista solo in fotografia o vista dall’alto attraverso il satellite di Google, quindi continuiamo nel nostro camminare. Ad un certo punto raggiungiamo la costa, siamo sempre in alto rispetto al mare, su questo terreno che raccoglie tantissimi colori che fanno da contrasto al cielo azzurro invaso da questi nuvoloni.
Queste rocce rosse quasi spaziali, marziane, continuano a seguirci, tagliano la nostra strada.

 

Piscina naturale Is Praneddas

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Ad un certo punto troviamo una parete di ocra sulla nostra sinistra che costeggia tutto il sentiero sul quale stiamo camminando, e due mountainbike parcheggiate. Sulla nostra destra in fondo a questo dislivello, notiamo una circonferenza di pietra dove all’esterno c’è il mare blu scuro, e all’interno invece quest’acqua smeraldo, questo verde intenso chiaro. Non possiamo che renderci conto di aver trovato la piscina naturale, e il desiderio di fare un tuffo, a questo punto è inevitabile. Bisogna avvicinarsi facendo molta attenzione perché è circondata da pietre taglienti, è necessario arrampicarsi letteralmente su queste pietre per scendere da questa montagna.

Arrivati sul bordo di questa piscina vediamo l’acqua cristallina, con un sacco di pesci radunati in branco che passano nell’acqua trasparente e all’esterno sul ciglio del limitare della pietra vulcanica, una piccola apertura di un metro circa che fa entrare il mare all’interno.
Non resisto, fa caldo, abbiamo camminato tanto, appoggio l’attrezzatura, metto giù lo zaino, tolgo la maglietta e mi tuffo. La stessa cosa farà Christian, pochi secondi dopo seguendomi.
L’acqua è incredibilmente fresca, sentiamo i pesci che piano piano ci passano vicino, il colore è talmente intenso che trasmette energia. Dedichiamo qualche minuto a rinfrescarci, poi salutiamo Noemi e Laura rimaste in alto, per paura di cadere su queste rocce aguzze. Iniziamo a fare delle foto, mettendo a rischio anche la macchina fotografica che tengo in mano, proprio perchè sono in piedi nell’acqua di mare.

Mentre sto fotografando Christian, Laura dall’alto con lo zoom, immortala il mio gesto. Pieni di questa nuova emozione, ricchi di queste nuove visioni fatte in mezzo ad una natura assolutamente selvaggia, dove la pietra e il mare la fanno da padrona, ci apprestiamo a riprendere il nostro viaggio, abbandonando quest’isola di Sant’Antioco, con il pensiero che una volta i pirati entravano in queste calette in queste baie, per nascondere dei tesori.

 

Biglietti traghetto e Birretta al Bar Pizzeria il Veliero

 

Sul viaggio del ritorno abbiamo deciso di fermarci dopo aver acquistato i biglietti da Calasetta per Carloforte, varcando la porta del bar ristorante Il Veliero. Qui ci siamo riposati, con una buonissima birra Ichnusa, prima di prendere il largo sul traghetto in direzione del Porto di Carloforte sull’Isola di San Pietro. Il vento impetuoso si è alzato ancora di più, e dobbiamo vestire tutti il K-way antivento, i ragazzi lo indossano anche all’interno dell’automobile, mentre mangiano il pane guttiau e si dedicano alla lettura.

Porto di Calasetta

Il vento impetuoso scuote anche il traghetto sul quale siamo stati disposti con tutti gli autoveicoli in direzione della prua, dove c’è lo scivolo che ci farà scendere nel Porto di Carloforte. Arrivati a Carloforte, notiamo la grandezza del Porto pieno di barche. Tantissime imbarcazioni ormeggiate che aspettano di uscire per andare a pesca, per andare a fare un giro a vela, per uscire semplicemente a motore è visitare questo mare incredibile. Sul limitare del Porto notiamo subito il canale che circonda e divide la terra ferma dell’Isola dalle Saline Romane. Un’immagine incredibile formata da questo contrasto, il mare color verdastro, ed il cielo azzurro ricoperto da nuvole bianche.

           

Porto di Carloforte

 

Arrivo al B&B Four Rooms

Acquistati alcuni prodotti al supermercato Conad, abbiamo percorso la strada fino al B&B Four Rooms. Carloforte assomiglia a Trieste, strade che si inerpicano, case colorate, profumo di mare, la vista del mare dall’alto. Siamo stati accolti da Tore, uno dei due fratellli che gestiscono questi B&B, si perchè in realtà sono tre: Il Ghiro, Il Four Rooms, e il Diaspro. Ogni struttura è caratteristica, molto particolare, ed è molto accogliente.

Siamo saliti portando le nostre  valige, ci siamo rasettati un po’, e poi siamo corsi letteralmente fuori, più curiosi che mai, per vivere questa città, e per organizzare il viaggio del giorno successivo.

Cena a Pizzalandya con farinata di ceci

C’era voglia di sperimentare e di assaggiare qualcosa di diverso. Nel nostro camminare per le vie, abbiamo scoperto tanti ristorantini, o punti ristoro. Ma non eravamo ancora soddisfatti, volevamo cercare ancora.

Carloforte di sera si riempie di persone che camminano lungo i viali, e sostano chiacchierando in strada. La città risulta molto curata con fiori, piante, fioriere, e diversi servizi per i turuisti.

Arrivati in via Magenta, una via ricoperta da bandiere, prosegguiamo in via Napoli e scorgiamo da lontano l’insegna di una piccola pizzeria. Pizzalandya appunto al civico 21. Un locale gestito dalla famiglia, dove si può degustare una pizza o una farinata di ceci sfornata al momento. Questo luogo ci piace, e ci fermiamo a cenare. I ragazzi sono contenti, perchè mangiano qualcosa di buono e fatto al momento. La pizza si sa, se è fatta bene è un pasto prelibato. Ed effettivamente era un po’ tardi per tornare al B&B e dover preparare da mangiare.

La giornata volge al termine, e camminando abbiamo apprezzato molto Carloforte, per gli spazi aperti, il vento, i localini aperti fino a tardi, questa magia che si respira in tutti i luoghi, e come la percepiamo noi, così la percepiscono anche gli altri turisti. Un’ aria frizzante, che inebria, che trasmette un senso di allegria.

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