IL RITORNO SULL’ ISOLA – Sardegna in Viaggio

IL RITORNO SULL’ ISOLA

20 Giugno 2016

Pronti, partenza, via! Caricata la macchina di tutto punto, rinfrescati dalla doccia, carichi di aspettative, iniziamo la nostra esplorazione delle spiagge sull’Isola di San pietro, sembra di stare in un altro posto, ieri l’acqua esplodeva nelle onde che frangevano sui faraglioni della Tonnara, oggi invece sembra di stare nel giardino dell’Eden. Dopo aver fatto un po’ di giri, aver osservato l’isola dall’alto attraverso Google Maps, abbiamo scelto la Spiaggia Girin. Non è grandissima, ma ha un ampio parcheggio che nel mese di giugno è gratuito. Arriviamo e assieme a noi altre macchine cariche di bagagli, si fermano e chiedono informazioni sulle regole del parcheggio. Ci viene spiegato che il terreno appartiene ad una famiglia che abita lì vicino.

Lingue di terra rossa di diaspro, scendono sinuose e levigate a leccare la superficie dell’acqua cristallina. Anche qui una sabbia pulita e finissima che crea una piccola baia riparata, dove ai lati si notano sul fondo macchie verdi di poseidonia. Sullo sfondo si notano questi impennaggi mostruosi di barche a vela o per meglio dire yacht giganti, che al loro passaggio, creano lunghe ombre sullo specchio d’acqua. Lo sfondo del nostro panorama azzurro intenso è il profilo del Porto di Calasetta, con la torre e gli altri edifici che delineano il profilo scuro, mentre sulla sinistra c’è Porto Scuso e tutto il profilo della Sardegna nella zona Carbonia-Iglesias.

Super zaino termico, omaggio del centro commerciale Esselunga.

Questa spiaggia è un paradiso, acqua cristallina bassa che si fonde con la sabbia. Il fondo di questo mare è ricco di pesce, basta indossare una maschera e fare snorkeling lungo la costa, la visibilità è oltre gli otto metri, al punto che scesi in apnea, si vede in lontananza il blu intenso dell’acqua più profonda. I bambini anche piccoli, trovano un recinto protetto, sviluppato sulla spiaggia, con alle spalle la salita per ritornare al parcheggio, e davanti lo spettacolo dei colori turchini.

La mattinata volge verso le dodici, e le persone hanno cominciato a scendere in spiaggia e viverla, chi prendendo il sole, chi giocando con i figli, chi chattando con il telefonino, oppure come Cristian ed io, andando sott’acqua con la action camera a riprendere i pesci e le seppie giocherellone sul fondo.

Anche Noemi, ha deciso di usare la maschera e di esplorare questi fantastici fondali, in cerca di conchiglie e di pesci, ma vanno bene anche i vetri satinati.

Laura invece sta dietro l’obiettivo, a fotografare noi e questi panorami, dai contrasti di colore incredibile.

Non è solo invitante, ma è proprio il vivere una sensazione di pace, di tranquillità, questi colori trasmettono allegria. Queste rocce erose dalle onde che si mischiano tra rocce vulcaniche scure e pietra di diaspro rossa. Azzurro turchino e blu intenso, il tutto che arriva fino in fondo all’orizzonte dove si scorge la costa, la Sardegna.

Adoro farmi cullare dalle onde, far assorbire l’acqua e lo iodio dalla pelle, levigare con la sabbia il mio corpo, in attesa relax, quasi galleggiando ed affondando assieme. Un modo per assaporare la natura, la vita, il semplice sentirsi vivi ed in equilibrio con questa Terra. Non mi scappa mai il pensiero che siamo nell’acqua, ma il nostro Pianeta Terra viaggia intorno al Sole a circa 70.000 chilometri orari. Pazzesco eh? Fermo nell’acqua ad assecondare le onde del mare, ma una scia di luce nello spazio.

La natura si è data un gran da fare in quest’Isola dell’Isola, le pietre sembrano sculture lavorate e appoggiate nelle più svariate posizioni, apposta per sconcertare chi le guarderà.

Fichi d’india, dappertutto. Dovunque siamo stati abbiamo trovato questa pianta particolare, caratteristica, che ricorda un po’ i cartoni animati, oppure lascia il ricordo zuccherino del suo frutto. Una pianta che si adatta a tutto, caldo arrido, secco, umido.

Questa è la foto che porto nel cuore, l’unione del cielo con il mare, in un tripudio di strisce di colore. Dove le macchie azzurre, quasi verde acqua, sono spazi di sabbia sul fondale, circondati da scogli e alghe di poseidonia.

In netto contrasto con il colore giallo aranciato, quasi ruggine dei licheni. Questi due organismi uniti assieme.

Questa pianta “grassa” invece mi ricorda le zampe dei granchi. Una natura selvaggia, incontaminata, pura. Questa Sardegna è un paradiso terrestre anche perchè possiede ancora zone incontaminate.

Da Carloforte a Porto Vesme

L’ora del traghetto per Porto Vesme è arriva. Si parte per la Sardegna, e fa un po’ ridere pensare in questo modo, ma è la pura verità. Ci troviamo a circa cinquanta chilometri dalla nostra meta, il Campeggio Ortus de Mari, che raggiungeremo in serata. Prima abbiamo tutta una serie di punti da toccare. Il traghetto oggi balla meno, perchè il mare è come l’olio. Siamo parcheggiati vicino allo scivolo di atracco, pochi minuti e saremo arrivati. Vedremo per la prima volta Porto Vesme.

Salvatore il casaro – Agri Chessa

Ritornando verso l’interno, troviamo questo cartelo lungo la strada, e lo abbiamo attirato noi sicuramente. Perchè ha tutto quello che a noi piace. 

Il territorio è cosparso di spighe di grano, tutto color giallo. Percorriamo questa strada di campagna che sembra non finire mai. Fino a che raggiungiamo un casolare, dove all’esterno ci sono pecore e galline, ed anche un cane molto arrabbiato. Conosciamo subito Salvatore, che esce mandando via il cane, e spiegandoci che morde, e che non è per niente loquace.

Il cane non è per niente d’accordo, vuole ringhiare, abbaiare, e farci capire che quello è il suo territorio. Salvatore alza la voce e si arrabbia per far smettere al cane di abbaiare e ringhiare, poi di nuovo silenzio e pace.

Ci invita ad entrare all’interno di un piccolo cortile, coperto dalle foglie della vite. Varchiamo la soglia di una stanza adibita a laboratorio/spaccio di formaggi. Il profumo è fantastico. Su una tavola trovano spazio un sacco di lecornie. Diversi tipi di pecorino, la ricotta fresca, alcuni formaggi più stagionati ed erborinati.

Ci sentiamo nel paese dei balocchi, si vorrebbe portare via tutto, ma dobbiamo fare i conti con la mancanza di un vero frigorifero, e non sappiamo se nei prossimi camping troveremo ghiaccio o un freezer che possa ospitare le nostre mattonelle refrigeranti.

Scopriamo anche la suggestiva storia del grano della sardegna.

[…]Agli inizi del XX secolo (siamo nel 1915) presso il Centro di Ricerca per la Cerealicoltura di Foggia Nazareno Strampelli, genetista di fama, riesce ad ottenere, per selezione genealogica da un grano nordafricano (lo “Jenah Rhetifah”), una nuova varietà, a cui fu dato il nome di “Senatore Cappelli”. Questo signore che diede nome al grano era il Marchese Raffaele Cappelli, Senatore del Regno d’Italia di origine abruzzese e agricoltore per passione, che negli ultimi anni dell’Ottocento aveva avviato, assieme al fratello Antonio, numerose trasformazioni agrarie in Puglia e, in particolare, aveva sostenuto lo Strampelli nella sua attività, mettendogli a disposizione campi sperimentali, laboratori ed altre risorse. In Sardegna il grano Cappelli arrivò nel 1920 e si diffuse rapidamente. Questo tipo di frumento, nonostante fosse di stelo alto, circa 150-160 cm, con le ariste lunghe e di colore bruno dorato, tardivo e suscettibile alle ruggini ed all’allettamento, ebbe nell’Isola grande successo, grazie alla sua larga adattabilità, alla sua rusticità ed alla eccellente qualità della sua semola. Per oltre un trentennio, dagli anni Venti agli anni Cinquanta, oltre il 60% della superficie agraria nazionale fu destinata a questo cereale, coltivazione che in seguito si diffuse anche in altri Paesi del Mediterraneo.

Uscendo da questa meravigliosa casa sarda, ci si para davanti questo spettacolo. Quello che vediamo è un campo infinito che scende verso il mare di Nebida, Masua e Bugerru.

 

Lasciamo dietro di noi le “croste” dei formaggi assagiati in loco, i profumi del latte di pecora, sapientemente lavorato in forme di pecorino dalla diversa stagionatura e la ricotta fresca che ci siamo fatti mettere sotto vuoto.

Isidoro archeologo contadino

Il formaggio saporito richiama in noi il desiderio di dissetarci ad una fonte fresca. Dallo zaino refrigerato abbiamo dovuto togliere la bottiglia d’acqua da cui beviamo, lasciando solo quella completamente ghiacciata, per fare spazio alla ricotta e al formaggio acquistato. Così in men che non si dica l’acqua si è scaladata troppo ed è imbevibile. Con questo bisogno, e la necessità di attrezzarci di frutta e verdura per il pasto serale, siamo alla ricerca di un produttore del luogo che possa venderci i “frutti” del suo campo. Non troppo lontano dal casaro, ecco la risposta, pochi ma precisi cartelli ci indicano che seguendo le indicazioni troveremo quanto ci serve. Lasciamo la strada proviciale per imboccare una starada bianca che ci porta all’interno di un’oasi completamente verde. Quasi un miraggio: siamo circondati da piante da frutto ed ortaggi ben curati, da cui pendono pesantemente pomodori maturati al sole di un incredibile rosso acceso; alternati ad altri ancora acerbi completamente verdi come la menta. Stessa cosa per le violacee e quasi blu melanzane, dalle forme tondeggianti ed allungante, a seconda della qualità, tra cui fa capolino anche un tipo di melanzana bianca. Zucchine dai grandi  fiori  color giallo zafferano, si alternano a cetrioli, sedano, cipolle rosse e bianche o pomodorini ciliegini rosso fuoco in netto contrasto con i cugini, i pomodori camone dalle tonalità aranciate striate di verde (conosciutissimo pomodoro tipico sardo). E proprio lì, il segreto di quest’orto così rigoglioso, un rubinetto rudimentale da cui sgorga freschissima acqua potabile. «Non ci pare vero! Un desiderio divenuto realtà»

Ancora increduli, veniamo accolti da Isidoro, il simpatico proprietario di queste superbe coltivazioni. Un uomo semplice e disponibile, che si racconta come un ex archeologo riamasto senza lavoro, che ha saputo dare vita ad una sua innata passione per la coltivazione. A testimoniare quanto ci sta raccontando, ci mostra le sue foto di diverso tempo prima, mentre era intento alla ricomposizione di un orcio e di un piatto di creta.

I nostri occhi brillano per quel che vedono oggi, l’orto ed il frutteto, e quel che colgono dalle foto, ricordi di un lavoro amato. Il cuore trabocca di emozione, al suono di quelle parole in cui si percepisce la nostalgia dei tempi andati, contrapposta alla forza e alla perseveranza di una passione coltivata con duro lavoro e attenzione, come sostentamento e sopravivenza. Siamo tutti presi ed emozionati. Pendiamo dalle labbra di Isidoro e siamo pieni di domande da fare, alle quali lui man mano risponde con calma, mentre ci conduce a raccogliere ciò che desideriamo, direttamente dal campo: insalata, sedano, fichi neri… 

     

Acquistiamo più di quel che dovremmo, spinti dalla voglia di assaggiare tutto, con il dubbio che riusciremo a trovare un posto in macchina dove stipare ogni cosa, ma sacrificandoci un po’ riusciamo a far stare tutto! Ancora una volta la cordialità e l’empatia si fonde con la testimonianza di un uomo che con semplicità ci racconta di lui e ci porta nel suo mondo con quella naturalezza e umiltà tipica del popolo sardo, capace di donare e lasciarti dentro una ricchezza d’animo che nessun denaro sarà mai in grado comprare. Ci salutiamo con la promessa di dedicare un articolo a questo nostro incontro. Con il cuore in mano, auguriamo a lui e alla moglie, in quel momento assente, che il loro sogno di divenire affittacamere, grazie alla spaziosa abitazione in ristrutturazione, poco distante dall’orto, possa realizzarsi per l’estate seguente. CIAO ISIDORO ARCHEOLOGO CONTADINO!!!!

La strada comincia ad inerpicarsi, sulla nostra destra abbiamo i monti, che spaziano sul mare. Stiamo andando in direzione di Cala Domenstica, ma prima passeremo Nebida e entreremo nella zona del Bugerru, una zona ricchissima di miniere ormai diventate musei da visitare. Luoghi in cui una volta si estraevano metalli preziosi.

Lungo il percorso incontriamo altri turisti, sia in macchina che in moto. Raggiungiamo presto zone minerarie, che risultano inconfondibili alla vista, in quanto il colore del paesaggio, la stessa terra diventa di un colore rossiccio acceso, segno che è ricca di minerali e metalli.

In alto si possono notare ancora le vecchie entrate delle miniere. Tutto il paesaggio è suggestivo. Sembra di stare in una vallata scavata dall’uomo.

Il GPS ci ha portato un po’ in giro fra i campi e le strade sterrate, ma finalmente ritorniamo verso la costa.

 

Concerto Rock in spiaggia

La prima sorpresa che riceviamo, arriva trasportata dal vento, e ci induce a fermare l’autovettura a bordo strada. Si tratta di una melodia, che provviene dalla spiaggia di Fontanamare. Disposti sulla spiaggia vediamo amplificatori, casse e strumenti, con una band che sta suonando aspettando il tramonto, per un numeroso pubblico.

Mentre la musica richiama le persone, i surfisti cavalcano le onde, fino ad atterrare in spiaggia, sulla sabbia, ed il sole sta piano piano scendendo.

Siamo rimasti assorti, in silenzio, ad ascoltare quello che stava avvenendo, un momento estatico, una musica alternativa che ci ha rapiti.

Incontro auto Morgan

Salendo verso Masua, abbiamo incontrato prima questa torre, obelisco, monumento, molto visibile, anche dal mare. Poi abbiamo visto tante autovetture parcheggiate a bordo strada. Sembravano le vecchie Morgan, ma avvicinandoci invece abbiamo scoperto che erano autoveicoli recenti, tranne una Cobra vintage. Un gruppo di Cecoslovacchi che ogni anno fa questo tour, con le loro autovetture, e visita la Sardegna. Sono auto Caterham assemblate in kit, molto potenti ma difficili da guidare.

     

Nella foto sotto il Golfo di Nebida, con questi scoglli affioranti, il primo in primo piano è Scoglio il Morto, il secondo e il terzo sono chiamati allo stesso modo: Scoglio L’Agusteri. Il mare è caratterizzato da aree chiare ed aree più scure. Alcune dovute alla presenza di sabbia e alghe, altre perchè la profondità del mare aumenta. Lungo la strada si incontra la Laveria Lamarmora, una Miniera di Nebida. In fondo si intravvede arroccato sulla roccia un altro scoglio: Il Pan di Zucchero.

Masua e Pan di Zucchero

Continuando su questa strada raggiungiamo anche Masua.

 

Bugerru e miniere

ITINERARIO IN 4 TAPPE NELL’INGLESIENTE

  

Cala Domestica

Dopo questo ampio girare, raggiungiamo l’indicazione per Cala Domestica, un fiordo che porta l’acqua cristallina verso l’interno. Lo avevamo sognato già nel 2014, anno in cui avevamo percorso la Sardegna con il camper, ma non eravamo arrivati fino qui. Adesso ci siamo, ed è di nuovo pura emozione, in mezzo a natura e mare, con i bambini che fremono per conoscere e visitare luogui nuovi. Il panorama è suggestivo, si arriva in un parcheggio, e poi si prosegue a piedi, su una passerella di legno che conduce fino al mare. Questa è la musica suggestiva che vi invito ad ascoltare, perchè contiene le note e le armonie del testo che sto scrivendo e delle immagini che guarderete. Hevia – Anada vi lascio il link cliccando qui.

Il mare con il suo andare, sta modellando la sabbia della spiaggia, che sembra un tappeto liscio. Le onde sono belle forti, e le persone in spiaggia si accontentano di prendere il sole e godersi il panorama.

Immaginiamo che questo fiordo doveva essere un buon punto per buttare l’ancora in caso di mareggiata o tempesta, e chissà cosa si potrebbe trovare sul fondo di queste acque cristalline, chissà, magari qualche doblone spagnolo, portato dai corsari.

Camping Ortus de Mari

In serata siamo riusciti a raggiungere questo campeggio, che vive della libertà e della natura, che sono il motto stesso del campeggio. Un bosco ed un uliveto collegati assieme, con i servizi, degli ampi barbecue, ed un bar per le colazioni; tutto il resto bisogna metterlo da soli. Ci troviamo nel Golfo del Leone, vicino a Portixeddu.

Purtroppo il poco tempo a nostra disposizione non ci ha reso testimoni di una visita alle miniere di Bugerru. Ne abbiamo avuto solo un assaggio, attraversando quelle strade che ancora lasciano trapelare quanto lavoro sia stato svolto a tal proposito. Sicuramente un lavoro infausto, pesante e molto pericoloso. Non riesco nemmeno ad immaginare, quanto massacrante potesse esser una sola giornata da minatore. Posso solo ipotizzare quanto liberatorio fosse uscire dalle viscere della terra, dal buio, dall’umido e dai soffocanti cunicoli, guardando con il naso all’insù il cielo stagliarsi dietro i monti. Una boccata di aria pura, una boccata di libertà. La stessa che respiriamo, una volta raggiunto il camping Ortus de Mari, nel momento stesso che ne varchiamo l’ingresso. 

La dimensione di questa struttura è limitata ma lascia respiro ad ogni suo ospite. Non vi sono limiti a definire piazzole, bensì la naturale distanza tra i diversi alberi altissimi, che lo caratterizzano. Una realtà più montana che marina, pur essendo parte integrante del golfo del Leone. Un camping spostato verso l’entroterra rispetto alla costa, ma neanche troppo. Un ritaglio, uno spazio, attorniato da campi coltivati, “un’isola verde” dove il tempo pare essersi fermato. «Una strana sensazione mi pervade, quasi di disorientamento, dopo tutto il mare che ci ha accompagnato durante la giornata, ora respiro quest’aria dall’atmosfera boschiva. Ci metto un po’ a ristabilizzarmi e a riprendere il controllo» 

È tempo di preparare il campo, posizionare le due tendine, gonfiare i materassini, srotolare i sacchi a pelo, tirar giù dalla macchina le borse con tutto il necessario per la doccia. Montare il tavolino e aprire le piccole sediole, e predisporre un luogo adatto al fornello con cui cucinare la cena. «Eccomi di nuovo presente a tutti gli effetti»

Probabilmente stare ferma due giorni nella stessa località, per di più in un B&B, mi ha resa troppo accomodante, oggi infatti dedicarmi ai soliti preparativi per sostare in campeggio, mi pesa di più! Per fortuna è durato poco questo momento stralunato.  Contrariamente Andrea si è trovato subito a suo agio ed è stato attirato dal grande spazio dedicato alla zona barbecue, dove qualcuno ha già acceso il fuoco, per grigliare carne e salsiccia. Una situazione comica quasi degenerata in “gatticidio”. Il signore intento a cucinare al barbecue viene sbeffeggiato da un gatto affamato, che senza timore delle fiamme e furbescamente, gli sottrae una salsiccia dalla griglia. Una scena da film comico che ha fatto ridere Andrea, ma non troppo il beffeggiato. Il quale in preda alla rabbia si è messo ad inveire e rincorrere con il forchettone alla mano, il povero felino per tutto il campeggio…..nel contempo mi guardo intorno come se mi fossi appena destata, ma ahimè il sole tra poco tramonterà. Andiamo a farci una bella doccia, che forse è meglio!

Abbiamo incontrato Charlie

Charlie è nato nel 1975 in Germania.

E arrivato in Italia nel 1981, e ha raggiunto la Sardegna nel 2000. Nel 2015 è entrato a far parte della famiglia Cool Camper ed è stato rinnovato completamente. Un modo di vivere la vacanza “Vintage” a bordo di un mezzo che all’epoca rappresentava il sogno. Cool camper una Startup che conosce il viaggio itinerante, conosce molto bene i propri mezzi, sa come aiutarvi ad organizzare la vacanza. Per tutte le info www.cool-campers.com/

  

Becone Mobylette 1970

Mentre Laura e Noemi si fanno la doccia, io e Cristian curiosiamo un po’ in giro, e notiamo questi tre turisti in partenza con i loro ciclomotori vintage. Sono chiamati Mobylette, talvolta abbreviato come Moby , è un modello di motorino dal francese produttore Motobécane durante la seconda metà del 20 ° secolo. La Mobylette è stato lanciato nel 1949 ed è stato prodotto fino al 1997, con numeri di produzione superiore a 14 milioni con il picco di produzione nel 1970, con una media intorno a 750.000 ogni anno. La parola “Mobylette” da allora è diventato una sorta di marchio di fabbrica comune per la lingua francese, con riferimento ai ciclomotori in genere.

 

Il complesso dei bagni è uno solo. Tutto è concentrato in una sola costruzione, ma distribuito su piani differenti. Docce e wc, sono al piano terra. Per raggiungerle bisogna superare un ponticello che attraversa un piccolo corso d’acqua. Mentre al piano rialzato, come a seguire una piccola zona collinare, si trovano i lavandini, divisi dagli acquai per lavare i piatti e i lavatoi per i panni. Le docce ci sorprendono per le loro porte dal design simile a quelle dell’ingresso di un saloon, dei film western. Carino a vedersi, ma poco pratico, perchè oltre a lavarci dobbiamo anche vestirci. Rispetto a chi vive il campeggio in camper o roulotte. 

Con un po’ di organizzazione ed astuzia riusciamo a fare tutto e siamo pronti per dedicarci alla preparazione della cena con la verdura di Isidoro. Cenetta a lume di lanterna e cotti come siamo, subito a nanna. Domani scopriremo meglio com’è organizzato il resto del camping.

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