LA NATURA DELLA SARDEGNA – Sardegna in Viaggio

LA NATURA DELLA SARDEGNA

27 Giugno 2016

Siamo immersi nella natura sarda, dall’alto del Monte Istulargiu osserviamo la spiaggia di Valledoria, con il vento che soffia forte e gonfia le vele dei windsurf e degli acquiloni dei kitesurf. Dietro all’agriturismo, mentre i panni stesi si asciugano dondolando, noi ci apprestiamo a fare un piccolo trekking visitando gli animali della fattoria, e ci godiamo il panorama sopra allo stagno.

Colazione speciale

Dopo la serata coronata dalla tipica cena sarda (faraonica, ed infinita), seguita da una profonda dormita, ci svegliamo comodamente (rotolando nel letto sulle nostre pance) con il desiderio (la paura) di scoprire cosa ci verrà proposto per colazione. Ritorniamo nella stessa sala dove abbiamo cenato, di giorno sembra quasi diversa. Le ampie vetrate che ieri sera si affacciavano verso i puntini luminosi del paese sottostante, in una macchia enorme di “inchiostro blu notte”, oggi ci accolgono in piena luce, mostrandoci fiere tutta la zona collinare che scende a valle, sui campi di carciofi, per poi terminare sulle rive salate di Valledoria.

Per me è stranissimo guardare proprio questo mare, dall’alto, da questa prospettiva. Gran parte delle mie estati le ho trascorse proprio su questa spiaggia, al Camping International Valledoria. Ma non sono stata mai sul Monte Istulargiu. Vivo la novità di questo luogo mischiata ai ricordi d’infanzia. Come figlia prima, e come donna sposata, madre con le mie prime due figlie, poi. Ed ora, eccomi qui, sono tornata da separata, con il mio compagno e i nostri reciproci figli. «Un intreccio tra passato e presente, un po’ come il tradizionale intreccio del cestino sardo, dove un’antica tecnica artigianale viene tramandata a nuove mani»

L’emozione del ricordo della mia infanzia, rimasto indelebile in fondo al mio cuore, che a sua volta diverrà il ricordo dell’infanzia di Noemi, legato a quest’Isola, alla sua terra, al suo mare, al suo cielo, e alla sua luna…Un’eredità unica ed indelebile che in questo viaggio viene arricchita giorno dopo giorno, anche dalle tradizioni gastronomiche tipiche di ogni singolo luogo che abbiamo potuto visitare e vivere.

 

Questa mattina ci trova pronti ad assaporare prima con gli occhi e poi con la pancia, i tipici dolci sardi, un tripudio di amaretti, tiricche, papassine, piricchittus petit four alle mandorle, formaggelle e il classico biscotto morbido, il savoiardo sardo.

Sgargianti tonalità rosso passione, porpora, verde speranza, giallo dorato e arancione intenso, sono i frutti del luogo: fragole, prugne, susine, albicocche; a ricordarci che la frutta fresca non può mancare ad inizio giornata.

Quasi offesi, il formaggio ed i salumi affettati, si propongono distesi su di un grandissimo vassoio, un palese invito a non venire snobbati.

Il pane a fette entra in conflitto con paninetti interi, tutti e due si propongono per esser abbinati al salato degli affettati o al dolce del burro, miele e marmellata. 

 

Brocche imperlinate di condensa, per l’escursione freddo/caldo, s’innalzano oltre i vassoi in contesa con il caffè ed il latte caldo.

Mentre il tostapane corpulento, con il suo rosso lucido e i finimenti in acciaio, ci ricorda che il pane a fette è il suo preferito, e se gradiamo pane caldo e tostato, lui è lì pronto a farsi in 4 per noi.

La nostra vista viene distratta dall’olfatto, proprio quando entrano in sala due torte appena sfornate, che timide appannano la camapana di vetro sotto la quale si nascondondono, in attesa di intiepidire lentamente.

Fatta la scelta, assaporiamo con ingordigia e goduria sia la colazione che il paesaggio che possiamo ammirare in tutta la sua ruralità stando comodamente seduti.

           

Non ci mettiamo molto a finire la colazione, perchè siamo in agriturismo e non vediamo l’ora di andare a scoprire  gli animali d’allevamento.

Terminato il momento colazione, mi accorgo che a disposizione degli ospiti dell’agriturismo, c’è una lavatrice con annesso stenditoio a cielo aperto. Lunghi fili, oltre allo stendino in dotazione nel mini appartamento, invitano i panni a stendersi. Oramai è un po’ che i nostri panni attendono di esser rinfrescati, quindi unisco l’utile al dielttevole, avviando la lavatrice, mentre noi si va alla scoperta degli animali allevati in agriturismo. Il tempo di fare questo giro verso il culmine del monte ed oltre, una volta tornati dovrò solo stendere al sole e affidarmi alla complicità del vento, perchè si asciughino in tempo. Il tempo di ripiegare il tutto nelle varie borse o scatole, e partire verso la Marina di  Sorso, al Camping Li Nibari.

Visita alla fattoria e agli animali

In attesa che la lavatrice finisca il ciclo di lavaggio, ne aprofittiamo per fare un mini trekking nei pressi dell’agriturismo. Come primo incontro ecco i cavalli da una parte e le pecore dall’altra, con tanto spazio a loro disposizione, dove poter mangiare allo stato brado, rincorrersi, riposare o soltanto farsi ammirare dagli “stranieri” curiosi come noi. I cavalli sono ancor più curiosi di noi, infatti ci vengono incontro, forse si aspettano che diamo loro qualcosa da mangiare. Si avvicinano e si fanno piacevolmente accarezzare. Cristian e Noemi li coccolano alla grande, gli danno del fieno trovato lì accanto.

 

Noemi s’innamora di questa condivisione con questo animale dagli occhi dolci e malinconici, esprimendo il desiderio di poter iniziare equitazione a settembre. Settembre è ancora lontano, e siamo altrettanto distanti da casa, ma io e Andrea accogliamo questo suo pensiero, come una possibiltà.

Noemi carpisce la nostra totale disponibilità e soddisfatta si sposta assieme a Cristian verso il gregge di pecore. Poco dietro di loro ci siamo noi, e li seguiamo con la mente altrove. «Ancora pochi giorni e dovremo salutare questa meravigliosa terra» Un fugace pensiero malinconico, che lascia subito posto al piacevole momento, al trovarsi qui ed ora nella fattoria. Le pecore sono molto paurose e si spingono una contro l’altra, a formare il gregge, belando con insistenza. 

 

     Sono così terrorizzate che non ci sentiamo di spaventarle oltre, quindi ci allontaniamo in direzione dei galli e delle galline. Questi animali da cortile fanno sempre un po’ sorridere. Con la loro andatura impettita sembra sempre che si stiano pavoneggiando. Un atteggiamento che amplificano ancor di più quando si accorgono dei nostri occhi posati su di loro, petto in fuori collo allungato e zampa tesa, ridicoli.

Dove saranno i maiali? Siamo abbastanza lontani dal complesso degli appartamenti dell’agriturismo, per poter chiedere a qualcuno, quindi proseguiamo verso il punto in cui il terreno inizia a scendere, verso quello che ipotizziamo esser uno stagno. L’ipotesi trova poi conferma, grazie alla possibilità della messa a fuoco con il teleobiettivo della Canon, di quella che da qui, ci appare come una pozza in lontananza. Questo lato di terra arsa dal sole  è ricca di sassi e cardi, quindi dobbiamo fare solo un po’ di attenzione, ad incamminarci. Io e cristian indossiamo i sandali e abbiamo le gambe scoperte.

Fortissimi grugniti, ci fanno capire che ci stiamo avvicinando alla parte dedicata all’allevamento dei maiali. Idealmente immaginiamo di trovare dei maialini. Al contrario sono grassi e grossi maiali, dalle orecchie quasi sproporzionate rispetto al muso, e all’immagine che ci siamo prefigurati. A differenza delle pecore e dei cavalli, questi animali si presentano nevrotici e caotici, quasi in preda al desiderio di assalirci. Con impeto si spostano verso la rete che ci divide da loro. A mendicare aggressivamente cibo. Arrivano persino a mordersi per occupare la prima fila, quella più vicina alla rete. Si presentano completamente ricoperti di polvere, ad un primo sguardo. Soffermandoci ad osservarli ci rendiamo conto che invece sono ricoperti di fango essicato. Sotto il sole terso trovano refrigerio rotolandosi in pozze d’acqua fangose. Non ottenendo nulla da mangiare, diversi esemplari si allontanano dalla rete e si distendono, come a recuparar le energie.

  

Vista dal sentiero sul laghetto

Io e Andrea ci distogliamo da loro spostando ancora la nostra attenzione  verso quella pozza-stagno. Così Andrea, che indossa i pantaloni lunghi, decide un azzardo, scendere tra i cardi, per avvicinarsi al piccolo specchio d’acqua. Non gli è permesso andare troppo avanti, perchè si ritrova all’improvviso quasi su di un dirupo. Da lì è molto più vicino e può fotografare gli ospiti di questo verdissimo stagno, dei volatili che non riusciamo ad identificare.

      

La nostra esplorazione termina qui, ma il mio desiderio di portare la family verso Valledoria, sulla sua costa, e più precisamente al camping che mi ha visto crescere, è più forte. Quindi optiamo all’unanimità di ritornare verso gli appartamenti, io mi dedicherò a stendere i panni, mentre i ragazzi potranno giocare con il cucciolo di un cane di alcuni ospiti.

 

Visita nei laboratori di Pasquale e famiglia

La voglia di Pasquale di imparare lo ha portato alla realizzazione di questi due laboratori. Uno dedicato agli insaccati, l’altro ai formaggi. Una produzione biologica a chilometro zero, attraverso l’utilizzo della materia prima della stessa azienda agricola. La possiilità di degustare queste prelibatezze sia in agriturismo, ma anche a casa, facendosi spedire il formaggio o i salumi.

Giro a Valle Doria

Lo sguardo si perde verso il blu infinito, anticipato da questi colori chiari, bruciati di terra e vegetazione. Il piccolo stagno si snoda verso il mare, e passa sotto al ponte di cemento. Irrigando i terreni di frutta ed i vigneti.

La breve sosta sulla costa, e di preciso, al parcheggio della spiaggia di San Pietro, dove la foce del fiume Coghinas viene sfruttata dai più avventati sportivi di windsurf o kitesurf, alimenta la mia nostalgia. Un tuffo nel passato, mi riporta indietro di diverse decine di anni, le mie estati al Camping International Valledoria. Andrea legge nei miei occhi il desiderio di tornare in questa struttura turistica e mi viene incontro. Ricordo che dalla spiaggia del camping, passeggiando sulla battigia, arrivavo fin dove siamo ora, in quelle calde acque della foce, allora calme e pacifiche, dove ora invece gli amanti degli sport acquatici, sfruttano il vento di maestrale, Re sovrano di questa zona della Sardegna, a cavallo delle loro tavole.

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Camping International quanti ricordi

Passare davanti ad un ricordo significa rivere le stesse emozioni provate tanto tempo prima. Laura ha vissuto la stessa sensazione, andando a visitare il campeggio dove andava da piccolina. Un’emozione dietro l’altra che lascerò raccontare a lei.

Il tratto di strada, che si percorre in auto, dalla spiaggia di San Pietro al Camping International Valledoria, è davvero breve. Respiro a pieni polmoni la stessa emozione di allora, quando anno dopo anno, si tornava in campeggio per trascorrere il periodo estivo. La spensieratezza di allora oggi è sostituita dalla consapevolezza di una bellissima infanzia, che mi riportava sempre in questo luogo, dove ho lasciato il cuore. Un cuore spezzato a posteriori dal desiderio di cambiamento dei proprietari della struttura, volto a liberarsi dei “vecchi campeggiatori” quelli fidelizzati, in nome di nuovi, i villeggianti. Quelle nuove presenze ignare di alloggiare nei nuovi bungalow, nella zona denominata “collina”, la più bella di tutto il camping. Oramai, solo dedicata a tali costruzioni, proprio dove prima c’eravamo noi, i campeggiatori stanziali, con le nostre roulotte. 

Scaccio da me questo triste ricordo, voglio tenermi stretta l’euforia dell’arrivo, del ritorno dopo tanto tanto tempo. Le solite bandiere variopinte, quelle delle diverse nazioni, vengono mosse freneticamente dalle raffiche di maestrale. Esattamente come allora, al nostro arrivo, sono agitate e quasi incontenibili, ci salutano in segno di benvenuto, in tutta la loro foga, esprimendo in questo rito, cotanta contentezza nel rivederci. Esattamente come allora si varca quella linea di demarcazione,

«voi che entrate lasciate ogni pensiero, problema, dispiacere, disagio,

alle vostre spalle, e da ora in poi godetevi la vacanza»

Ed è subito qui, mentre s’intraprende questa strada sterrata che ci conduce verso la reception, che il cuore inizia a battere all’impazzata. Come allora l’immagine di questo ingresso appare in tutta la sua naturale, vivace, colorita ed appagante cornice di un nuovo mondo: la vacanza!

Vacanza a diretto contatto con questa natura ancora selvaggia, di questi pini resinosi con le loro pigne cariche di pinoli; che rinfrescano con la loro ombra, sedie e tavoli del bar e della tavola calda, dove una volta suonava un jukebox con i suoi dischi “Vamos alla playa, I like Chopin”… Mi guardo attorno con gli occhi sognanti, il cuore traboccante, e la musica nelle orecchie, esattamente come allora, e sono di nuovo una ragazzina. Con la pelle abbronzata, le infradito ai piedi, il mio bikini colorato, e quel senso di totale libertà che si vive proprio nel camping, mi sembra di essere ritornata a casa. Ritornare anno dopo anno nello camping, è come ritornare ritmicamente nella tua dimora estiva. Ritrovi bene o male, gli stessi campeggiatori, che non cambiano la loro destinazione, ma qui trascorrono le loro vacanze. La stessa spiaggia e lo stesso mare, dove porteranno anche la loro famiglia, quella che nel tempo avranno costituito e costruito da zero.

Oggi sono qui con Noemi, Andrea e Cristian. Andrea vuole lasciarmi completamente libera di vivere ogni minimo ricordo e m’invita ad entrare con Noemi, mentre lui con Cristian, rimangono in auto all’ombra di un albero, proprio quello dove mio padre lasciava la nostra macchina, prima di passare la sbarra d’ingresso del camping.

L’unica novità che incontro e di cui parlerò a Noemi, mano mano che iniziamo il nostro giro, è la piscina, subito dietro la “secolare” tavola calda, appena dopo la zona dei “millenari” calcio balilla e tavoli da Ping pong. «Quanti tornei mi hanno vista partecipe» Quanti gelati e ghiaccioli consumanti mentre ci si sfidava. Quanta sabbia si è intrufolata tra le dita dei piedi, quando ci si spostava da questi giochi per passare all’area accanto dedicata alle altalene, agli scivoli e alla struttura di ferro, “il castello”, dove arrampicarsi e dondolarsi a testa in giù. Fino a masticare anche un po’ di sabbia, che inevitabilmente ti scendeva dai piedi, nella sua discesa a terra, e che involontariamente veniva accolta dai nostri grandi sorrisi a bocca aperta, mentre si bighellonava nel pieno divertimento.

Noemi ascolta le mie parole così cariche di emozione e le brillano gli occhi, nel carpire l’intensità di quanto sto rivivendo e le sto trasmettendo. Quell’intesa, quella condivisione in cui una madre fa partecipe la propria figlia, di quella  parte di vita che più si avvicina all’età e alla condizione attuale della sua prole. Quel raro momento sinergico nel quale basta guardarsi negli occhi e percepirsi sulla stessa lunghezza d’onda: complementari. Ed è così che passo dopo passo, i ricordi affiorano e ci conducono una affianco all’altra su quel vialetto che porta alla spiaggia. Dove passiamo i bagni dalle piastrelle luccicanti di blu, con le grandi docce e le porte bianche listellate come imposte delle finestre, che non ci sono più. 

«E da non crederci, eccola sempre lì, prima della rotonda che porta al mare, la mitica roulotte Adria»

I miei genitori la vendettero al proprietario del camping, tanto di quel tempo fa, che lì per lì fatico a ricordare…

Nascosta tra le dune di sabbia e i bassi arbusti di finto mirto. Una veranda in legno a coprirla e a fare ombra sul davanti. Le finestre completamente sostituite da nuovi infissi. Una vecchia dimora che imperterrita regge il trascorrere del tempo, i cambiamenti d’umore del meteo, e la tormentosa salsedine. Intramontabile Adria. A questa altezza siamo in procinto di iniziare la nostra discesa verso quella spiaggia chilometrica che si fa mangiare dalla potenza dei cavalloni di un mare che se non conosci e rispetti, di certo non perdona!

Nei giorni di forte maestrale, come oggi, su queste spiagge affacciate sulle Bocche di Bonifacio, sventola. Come monito, a non fidarsi di fare il bagno, tassativamente: la bandiera rossa. Qui si conclude il nostro giro, il mio passato di bambina raccontato a mia figlia, attenta ad ascoltare. Mano nella mano torniamo indietro. Andrea e Cristian ci aspettano.

    

Pic Nic Pineta Marina di Sorso

Con la gioia nel cuore, e l’emozione negli occhi di Laura, ci dirigiamo verso l’ultima tappa di questo viaggio in Sardegna, il Camping Li Nibari. Lungo il percorso abbiamo scoperto un’area pic nic niente male, presso il Centro di Educazione Ambientale, dello Stagno di Platamona. C’è un piccolo parcheggio, e alcune casette di legno, dove i bambini possono giocare. All’esterno si vive il bosco di pini, e si trovano sparsi un po’ qui ed un po’ là, i tavoli di legno con le panche.

All’internpo della pineta ci sono delle aree di sabbia, sopra le quali sono stati disposti giochi e casette colorate per i più piccoli.

Abbiamo scelto questo tavolo all’ombra, sul quale disponiamo tutto l’occorrente per fare un bel pic nic. Non siamo soli, ci sono altre famiglie che hanno avuto la nostra stessa idea. Qualche tavolo più in là, ci sono tanti bambini che festeggiano assieme alle mamme, il compleanno di un loro amichetto. 

  Anche in questa pineta, il sole, la siccità, ed il vento, mietono vittime fra alberi e rami.

I giochi attirano con i loro colori vivaci, ma con molta semplicità riescono a strappare un sorriso dal volto dei bambini.

 

Questa è una veduta romantica, oltre al tavolo in legno, ai pini e alla loro corteccia, si intravvede la superficie dello stagno. Una distesa in questo periodo di toni verde chiaro, per la proliferazione della vegetazione galleggiante.

 

Abbiamo voglia di andare a fare un tuffo, concludiamo il nostro banchetto e ci dirigiamo al campeggio, sentiamo dentro già un po’ di tristezza, ci manca, lo sentiamo già che ci manca il profumo della Sardegna. 

Camping Li Nibari

Allora com’è andata? Rispondo da solo a questa domanda:

è stato talmente bello, che è finito ma non ce ne siamo resi conto!

La giornata è volata, siamo ormai abituati a montare e smontare il campo base e fare le interviste che tutto vola, e dopo diciotto giorni di viaggio, siamo colmi di pensieri, emozioni, e una gran voglia di novità. Abbiamo deciso di non montare il tavolo e le sedie, perchè  il giorno dopo si parte per Porto Torres, quindi faremo colazione nel bar del campeggio. Questi sono momenti importanti, perchè hai il tempo per riflettere, per tirare una riga ed analizzare cosa è avvenuto, cosa ti ha cambiato.

Si parte sempre con un’idea e un’aspettativa, poi si scopre la realtà.

Una cosa posso dire di averla trovata, non so se è solo la mia realtà, oppure potrebbe essere la realtà di molti di voi che leggete. Il viaggio, lo spostarsi, il progettare e curare dettagliatamente il percorso, cosa visitare, dove fermarsi, cosa voler scoprire e conoscere; rappresenta una soddisfazione personale, che riesce a colmare tanti desideri. Viaggiare non ci ha concesso solo di conoscere persone meravigliose e luoghi d’incanto, ci ha fatto conoscere noi stessi, le relazioni ed i bisogni dei nostri figli.

Più li guardo e più mi rendo conto di quanto

questo viaggio abbia inciso su di loro,

quanto sono cambiati!

Una continua ricerca alle soluzioni, al trovare l’escamotage per risolvere, la passione e la voglia di scoprire. La capacità di meravigliarsi davanti ai pesciolini colorati, o ad una seppia che scappa nel blu. Mi rendo conto che ogni giorno è statao distillato, ogni goccia di sudore rappresenta la nostra ricompensa. Un modo diverso di guardare, di percepire la vita, ma anche il vivere assieme, e sopratutto la responsabilità della mediazione nelle scelte che portano alla strada finale della vita. Siamo riusciti a scolpire un po’ l’anima di noi stessi, realizzando un sogno, ma anche una sfida che siamo riusciti a superare, e solo in quel momento, in quel campeggio, mentre ero sotto la doccia, me ne sono reso conto, perchè ero ricco di una consapevolezza nuova, una sicurezza molto partecipata, che avrebbe condizionato il mio futuro e sicuramente anche quello degli altri.

Mi piace osservarli attraverso il mio obiettivo,

riesco a cogliere il loro personale modo di fare le cose.

Ogni campo base ha avuto per noi le stesse caratteristiche. All’arrivo si va in perlustrazione a piedi, si prendono dei punti di riferimento, si scelgono gli alberi dove tirare la corda per stendere i panni. Si controlla la distanza dai servizi, si cerca di ricostruire il percorso dall’ingresso, dalle piscine, da tutto quello che il camping offre e che visiteremo. Poi si inizia a montare le tende, fa ridere, perchè abbiamo scelto le tende Decathlon 2 Seconds, e quindi in pochi secondi sono montate. Più i giorni passavano, più sentivo la sensazione della fine, fra poco non le monteremo più, fra poco sarà l’ultima volta che le chiuderemo e le rimetteremo nel sarcofago sul tetto, e torneremo in “Continente”.

Il giorno è arrivato, e domani sarà l’ultima volta che rifaremo questi gesti!

Tuffo in piscina

Caldo, ma con forte vento, una piscina di un azzurro immacolato, non siamo riusciti a resistere e abbiamo fatto il bagno. Ancora ricordo il dolore del primo tuffo, mi sono dovuto aggrappare al bordo, e ho ritrovato il respiro, nella mia mente si stava già formando l’immagine nera e bianca che avrei visto nelle radiografie, avevo già focalizzato le due costole rotte. Sembriamo veramente pochi nel campeggio, e pochi anche in piscina, ma in lontananza si sentolo le grida di esultanza, forse sta giocando l’Italia.

  Nella piscina dedicata ai più piccoli c’era un grande fungo che sparava una cascata d’acqua, gli ultimi bambini avvolti nell’asciugamano abracciati dalla mamma. Il sole sta calando all’orizzonte e si bagnerà presto nel mare. Noi dovevamo rientrare, e fare la doccia, pronti per andare a cenare.

  

Siamo passati a dare un’occhiata anche al market del campeggio, che offre un’ampia scelta su più prodotti, non manca niente, sia per chi si vuole fermare, oppure per chi vuole fare “cambusa” prima di ripartire, qui troverà di sicuro quello che gli serve.

                     

Come per le tende, anche per la spiaggia, queste erano le ultime foto da scattare, abbiamo attraversato la strada, e siamo arrivati sulla sabbia. Il vento è teso, come si può notare dalla bandiera rossa, che indica le acque non sicure per la balneazione. Tante orme sparse ad indicare il passaggio di altre persone. Siamo sulla spiaggia della Marina di Sorso.

               Questo vento, questo mare, queste onde sulla sabbia, sono il saluto che abbiamo ricevuto, un lungo e profondo sospiro, quasi celebrativo, per aver conquistato 2000 chilometri, averli vissuti, averli raccontati. Mentre le parole vengono scritte, guardo le foto, e mi rendo conto che quando la guida sarà pubblicata, i bambini saranno diventati ragazzi. Questi raggi, questo sole, che ci abbronza, e che scrive sulla nostra pelle con le sue potentissime mani calde, lo vedremo se siamo fortunati, in quest’orbita nello spazio, circa ottanta volte. Giriamo come una giostra intorno alla nostra stella, che attraverso la sua luce tinge di tutti i colori il nostro mondo. Ma ha riservato per quest’Isola Paradiso, dei colori unici al mondo, delle tinte che si rimescolano, ma che tingono il cuore di un colore indelebile. Questi colori risuonano nell’anima come tante note. Gridano di passione, e accendono in noi il ricordo, la voglia di tornare, ed il sentimento a vacanza finita, di non voler più ripartire, di voler rimanere, di voler fare un altro giro di giostra.

         

Lo sguardo di Cristian ripreso in un momento di contemplazione fa trasparire dai suoi occhi quanto hanno visto, quanto sono stati stimolati dal sentimento.

Quanto questa terra è pronta a dare, basta saper cogliere!

    

Anche Noemi si è fatta trasportare da questo luogo, e nella sabbia ha voluto siglare il suo passaggio, ha voluto comunicare al mondo:

io sono stata qui!

Questa scritta rappresenta anche la fine del loro viaggio in Sardegna, due bambini che hanno vissuto quest’esperienza trovando ogni giorno nuovi equilibri di convivenza, di complicità, ma sopratutto di esplorazione. Queste orme sulla sabbia segnano un confine, che prelude la crescita, la scuola, nuove strade da percorrere. Con questa esperienza anche nuovi modi di comunicare.

Per la Sardegna questo sarà l’ultimo sasso dell’Amicizia consegnato. Un sigillo di garanzia, un marchio che delinea la certezza di trovare persone vere e disponibili, pronte a diventare amici per chi ha voglia di passare da queste parti e di conoscere e fare esperienze nuove.

Tore Porcedda è il Direttore del Camping, che ha salutato e concluso questa avventura in Sardegna, il suo umorismo e le sue battute hanno dato l’ultima pennellata di colore al nostro quadro, l’ultima istantanea del viaggio, quel colore che mancava, che è servito a concludere nel modo migliore quest’esperienza. Come lui anche gli altri che abbiamo incontrato, sono gli artefici delle realtà che dirigono. Se la piscina è pulita, se il campeggio è accogliente, il merito va a tutto a loro, che al mattino si alzano e vanno a dirigere le strutture. Questo loro impegno però paga, perchè il loro lavoro quotidiano racconta a noi che viaggiamo una storia, a volte fatta di pietre consegnate a mano, altre di boschi ripuliti per fare spazio alle tende, spiagge pettinate dai trattori, piante e fiori potati per essere ogni anno più belli; ma alla fine ci dicono che questo è il loro mestiere e che lo fanno con passione;

ed è per questo che li ringraziamo tutti.

Dopo aver fatto il bagno il piscina, ed aver utilizzato le docce del campeggio, siamo andati al ristorante pizzeria del camping. Una tensostruttura molto grande, che ospita tanti tavoli, ed un forno a legna. Avevamo bisogno di qualcosa di pronto, di buono, fatto con materie prime fresche. Il dolore pulsante sul mio fianco sinistro mi ricordava che qualcosa non andava, quindi dovevo limitare tutti gli affaticamenti.

La pizza era buonissima, fatta a regola d’arte, con il forno a legna, con questo sapore di affumicato, croccante. La serata è stata una festa per concludere il viaggio vissuto. Noemi sarebbe andata con il suo papà ed avrebbe continuato le vacanze, noi invece avremmo visitato Roma, e risalendo ci saremmo fermati in Maremma, poi a Montalcino ed infine avremmo preso la strada di casa.

Lasciarsi alle spalle l’acqua, il vento, la sabbia,

le persone della Sardegna è difficile,

non è mai un addio, è un:

ci rivedremo presto!

Adesso nella nostra mente ci sono i volti, le voci, i ricordi di tante persone e tanti luoghi diversi fra loro, ma noi siamo più ricchi, dopo questa magnifica esperienza.

I ragazzi sono stanchi, cominciano a sentire il peso del viaggio, hanno dovuto imparare ad arrangiarsi, a diventare un pochino indipendenti, a sentirsi fieri di aver fatto qualcosa da soli. Un viaggio didattico, formativo, oltre che di vacanza. Un’ Isola che rimarrà scolpita nel loro cuore, e che ritroveranno ogni qualvolta cercheranno di ritornare a questi giorni passati assieme. Quest’Isola sarà sempre lì ad aspettarli, e quando ci ritorneranno, rivivranno le stesse emozioni vissute da Laura, nel varcare l’ingresso del Camping International, dove andava da bambina. Riscopriranno questo mare, questi paesaggi, questa terra che riesce a trasmettere un’energia misteriosa.

A  

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