LA PARTENZA – Sardegna in Viaggio

LA PARTENZA

8 Giugno 2016

Noemi presa! Tutti docciati ci mettiamo a pranzare veloci veloci con quanto pre-scongelato che era stato preventivamente preparato nei giorni precedenti per far fuori le ultime cose fresche: crocchette di riso e verdure miste. Una lavatina ai denti che non può di certo mancare, chiusura contatori generali di luce gas ed acqua e….. via a caricare tutto sulla Punto!  Da non credere siamo riusciti a far stare tutto dentro e sopra la Punto! Anche le mega pinne di Andrea lunghe quanto la larghezza del bagagliaio.

 

La borsa a scomparti con la scorta alimentare me la sono ritrovata davanti al mio sedile di passeggera, quindi viaggerò un po’ scomoda visto che mi starà tra i piedi, ma un piccolo sacrificio si fa più che volentieri pur di avventurarsi…la userò come piano su cui appoggiare la borsa dedicata a tutto il necessario per mangiare prima d’ imbarcarci. Anche le due macchine fotografiche professionali toccheranno alla sottoscritta, quindi le terrò sulle gambe! SIAMO PRONTI: INGRANA LA MARCIA E VIAAAAA, A PRENDERE CRISTIAN!!!!!! Che emozione, mettersi in viaggio ti fa sentire leggero e leggiadro. La testa è libera, immagini solo cose belle, guardi il mondo con occhi diversi, sognanti, e ti ritrovi quel sorriso stampato sulle labbra, ogni cosa appare più colorata, più brillante, più bella, pregusti il sapore del tempo che scorre senza che te ne debba preoccupare; e andando verso località marine, il gusto salmastro dell’aria che andrai a respirare è già tutto tuo! Quindi una volta scelta la “rotta” eccoci al primo PIT STOP, prima del casello autostradale A1 direzione Livorno dove ci attende Cristian con sua madre, che freme per fare cambio d’auto ed aggregarsi al nostro equipaggio. Tempo di scendere dalle reciproche auto, salutarci e fare trasbordo di abbigliamento, costumi, libri, quaderni, scarpe ecc. , anche le scatole di Cristian son state riempite e riposizionate nel bagagliaio assieme a tutte le nostre. ORA SIAMO DECISAMENTE PRONTI A PARTIRE VERSO L’ISOLA: SARDEGNA ARRIVIAMO!!!! Lasciamo così un tempo a dir poco incerto, scende anche qualche goccia di pioggerellina, per avviarci verso un caldo sole; dove rocce, sabbia, macchia mediterranea, cielo terso e mare primeggiano sullo scuro asfalto che iniziamo a macinare e che ci lasceremo alle spalle. Scegliamo di prendere la Parma – La Spezia dove incontriamo davvero poche macchine ed automezzi. Il paesaggio comincia a prendere nuovi contorni e nuove sfumature, stiamo andando a  Livorno per imbarcarci: BYE BYE LOMBARDIA, CHE IL VIAGGIO ABBIA INIZIO!!!! L’euforia ci pervade, siamo 4 fanciulli che si avventurano verso nuovi orizzonti dove tutto è da scoprire, assaporare, familiarizzare… 

Non ci abbiamo messo molto ad arrivare a Livorno, anzi avendo la nave alle ore 21:30 siamo arrivati in largo anticipo. Trovate le indicazioni “GRANDI NAVI VELOCI” veniamo subito indirizzati, dal personale portuale, verso due file di auto parcheggiate. Una volta incolonnati e spento il motore, non vediamo l’ora di scendere. Ci sgranchiamo tutti le gambe facendo due passi verso la banchina. Il caldo umido e appiccicoso tipico del porto si miscela con gli odori di cherosene/nafta, e per me diventa subito un gran bel ricordo. Proiettata indietro nel tempo, a quando con la mia mamma e il mio papà arrivavamo al porto di Genova per imbracarci sulla Tirrenia ( allora c’era solo quella compagnia navale) il momento che più mi colpiva era quello di scendere dalla macchina e captare quella strana miscela di aria appesantita dall’umido salmastro.

Poi la mia curiosità, di ragazzina di 8/9 anni, mi portava sempre ad avvicinarmi al bordo della banchina, mano nella mano dei miei genitori e della mia sorellina, per vedere il mare e respirarne il profumo a pieni polmoni. E come sempre l’odore salmastro ed oleoso della nafta mi si fermava in gola, come un groppo solido, difficile da deglutire! Una strana sensazione, a dir poco spiacevole, ma per me era come dare il via al cambiamento: lontana dalla città, dove l’asfalto ne faceva da padrone con il suo grigio scuro,  trovarsi vicino o addirittura sul mare non aveva prezzo! Ogni cosa associata a questo immenso liquido, quasi denso nel porto, era come una tappa obbligata! Quel passaggio, quella “terra di mezzo” prima di approdare sulle meravigliose coste sarde.

Quindi persa nei miei ricordi olfattivi, ho vissuto questo preciso istante come allora, che spettacolo! Dopo una breve pausa liberatoria, dove ogni pulviscolo di pensieri ci è scivolato via, leggeri e con quella sensazione di libertà da ogni impegno del dovere, eccoci affamati di novità e non solo, quindi ceniamo seduti in auto, finestrini abbassati, frittata di pasta, pane croccante “spaccamascelle“, patè di prosciutto e siamo pronti per imbarcarci. Nella posizione in cui siamo non riusciamo a vedere il traghetto e sinceramente una volta liberi da ostacoli, ciò che si presenta non è proprio quanto mi aspettavo.

Rifacendomi ad un passato in cui ho avuto la fortuna di traghettare anche con la GRIMALDI GRANDI NAVI VELOCI, mi aspettavo una maestosa ed elegante nave ad attenderci: una nave da crociera… Invece l’aspettativa si è subito infranta sul molo nel momento stesso in cui mi è apparso questo grande assemblamento di ferraglia mezza arrugginita, che però non è stato in grado di scalfire il mio implacabile desiderio di salirci, per arrivare al più presto in Sardegna. In seguito mi è stato spiegato che la compagnia navale GRIMALDI ha due distinte categorie: le navi più grandi e più belle hanno mantenuto questo nome, a cui hanno aggiunto LINES, ed il loro utilizzo come navi da crociera; mentre altre più piccole e mal tenute sono state adibite alle rotte per/dalla Sardegna con il nome di GNV (GRANDI NAVI VELOCI). 

La linea dell’orizzonte colorata dai riflessi di luce, unita alla scia a “V” della nave, si miscelava nelle onde del mare, illuminata da uno spicchio di luna. Finalmente, con mezz’ora di ritardo, la prua vibrava e ai lati si vedevano scorrere i moli, segno che la nostra avventura era iniziata.

Siamo partiti guardando la costa illuminata che spariva all’orizzonte. Oltre alle luci delle navi all’ancora nella rada, c’erano le stelle e la luna, in mezzo alle nuvole. Che ad intermittenza facevano brillare la scia della nave, che si miscelava nelle onde. Ogni persona a bordo ha percepito il tremolio della partenza, i bicchieri sui tavolini del bar, vibravano facendo ondeggiare il liquido contenuto.

Tutti gli sguardi pieni di sorpresa, guardavano tutto intorno, alla ricerca dell’immagine significativa da ricordare. Molte macchine fotografiche e telefonini all’orecchio, che raccontavano a qualcuno la partenza. Un vociare concitato di chi saliva le scale per raggiungere l’ultimo ponte, quello più alto, per avere la vista migliore. I colori bianchi della nave venivano interrotti dal colore rosso delle scialuppe. Tutto il personale di bordo era al suo posto, vestito di tutto punto con la divisa di colore verde, mentre i marinai ed il comandante, vestivano di un bianco cangiante. Piano piano siamo scesi dalle scale al Ponte n° 5, dove tantissime poltrone all’inizio vuote, adesso erano occupate, da persone o da zaini o borse. Il salone vuoto si era animato di tanti colori, di suoni. Il bancone del bar aveva tutti gli sgabelli occupati, e fioccavano gli ordini. Una miscela di lingue straniere aleggiava e si diffondeva. Ogni tanto le voci si interrompevano, perché dagli altoparlanti di bordo, echeggiava una voce femminile che dava direttive. A volte chiamava un elettricista e gli spiegava dove doveva recarsi, per riparare qualche guasto. Altre, elencava nomi e cognomi di passeggeri, forse persi nella giungla di scale e ponti, che dovevano recarsi alla reception per ritirare la chiave della propria cabina. Sembrava un formicaio, tutti in movimento. Anche noi svolgevamo le procedure di base, imparate in diversi viaggi. Trovare un divano, un tavolino e qualche poltrona, dove riporre zaini, borse e armamentario.

Poi a turno a due a due, si percorrevano le strade alla ricerca di punti di riferimento, come il wc, le uscite di sicurezza verso le scialuppe, le scale che portavano all’esterno. Infine un bel giretto panoramico sui ponti più alti, dando l’ultimo sguardo al panorama, perché poi per molte ore, saremo rimasti chiusi nel nostro salotto-ponte, dove avremo giocato a carte, letto un libro, sorseggiato un bicchierino di mirto, ed infine iniziato a scrivere questo libro. Il russare profondo di alcuni passeggeri, faceva da cornice ai rumori di pulizia del bar, il tremolio delle bottiglie nei frigo, il basso ronzio della nave, suoni che piano piano vanno scomparendo, mentre si perde conoscenza, cullati da questo sonno dondolante. Mi sembra di guardare un locale notturno, un night, dove tutti sono stati avvelenati o addormentati da un sonnifero.

Ormai sono le 00:22 e tranne me ed un signore con le cuffiette nelle orecchie, che siamo in posizione seduta, tutti gli altri sono distesi. Basta, tutti i rumuori sono svaniti, si è spento anche il barista, che ha pulito e predisposto tutto per la colazione di domani, prevista alle ore 6:30. Fuori dai finestroni è tutto buio, adesso apro anch’io il mio saccoapelo e mi godrò un sonno ristoratore. Oggi è stata una giornata lunga, di preparativi, di bagagli, di ore di guida in autostrada, penso proprio che cederò a questa stanchezza che si fa sentire, e proverò a dormire. Buona notte diario, che la luna coccoli anche te in questa notte di onde e salsedine.

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