LA SPIAGGIA NASCOSTA – Sardegna in Viaggio

LA SPIAGGIA NASCOSTA

LA SPIAGGIA NASCOSTA

L’arrivo a Cala Sabina è stato molto suggestivo, perché quando lo avevamo guardato così, al volo, su Google Maps, prima di partire; sembrava veramente poca strada. Si arriva ad una grande rotonda, il gps ti dice che sei arrivato, ma invece, non c’è una scritta, un cartello.

Con le infradito già ai piedi ed il costume indossato, non vediamo l’ora di lasciare le nostre impronte sulla sabbia già calda, montare l’ombrellone per proteggerci nelle ore più calde (siamo bianchi bianchi), stendere gli asciugamani da mare per riposarci e prendere un po’ di tintarella, munirci di maschere e pinne o anche solo di coraggio per entrare in mare (siamo a giugno e l’acqua è ancora freddina, senza dimenticare che è ancora mattina presto) e vivere a pieno la nostra prima giornata in spiaggia. GPS attivato ed eccoci alla rotonda dove non vediamo l’indicazione per CALA SABINA, gira che ti rigira, finalmente ci accorgiamo dove si deve imboccare la strada sterrata che ci condurrà verso un luogo a noi fino ad oggi sconosciuto. 

Quando succede così, bisogna usare per forza il buon senso, e l’istinto. Ci siamo guardati in giro, poi sul telefonino gli occhi chiedevano: dov’è il mare rispetto a noi? Dovevamo tornare indietro. Risalendo verso la rotonda, di nuovo il gps diceva meta raggiunta. Ma non c’era niente. Sulla destra del guardrail, abbiamo visto un’apertura, tre strade, ed il palo di un vecchio cartello, sì ma solo il palo. Ve lo facciamo vedere, così come ripreso da Google Maps.


“Era il gioco delle tre strade”, la strada è quella al centro, un po’ sterrata, con belle buche, abbiamo toccato in alcuni punti con il fondo della macchina. Ma tutto assolutamente sopportabile. La strada ci ha portato in uno slargo, un parcheggio di terra battuta dove abbiamo parcheggiato. Abbiamo preso l’attrezzatura fotografica e con Noemi e Cristian siamo andati in esplorazione. Eravamo l’unica autovettura, pensavamo di aver sbagliato perché tutto intorno a noi c’erano cespugli, fiori, rocce carsiche, ma del mare neanche l’ombra. Dopo abbiamo capito che in Sardegna, molte volte per arrivare al mare si deve vedere la stessa cosa… cespugli di mirto, e strada dissestata.

«Qui c’era una sorpresa inaspettata, che non potevamo neanche immaginare»

Finalmente il sogno diviene realtà! Il tragitto è un po’ impervio, genere Camel Trophy e la Punto carica com’è fa un po’ fatica, ma Andrea non si lascia persuadere e ci conduce abilmente fino ad uno spiazzo sabbioso dove parcheggiare l’auto. Non conoscendo il posto e curiosi di capire dove ci troviamo, scendiamo euforici con macchina fotografica alla mano e tanta voglia di immortalare paesaggi, particolari, scorci, fauna e flora del luogo. Stranamente non vediamo il mare, c’è un sopralzo, una specie di collinetta, attraversata da un tunnel molto scuro, che sicuramente porta alla spiaggia che stiamo cercando. Alla base di questo terreno che scollina sono i fiori, le farfalle e le api ad attirare per primi la nostra attenzione. Un sentiero, creatosi con l’assiduo passaggio di tanti altri prima di noi, ha denudato pietre grigio scure che brillano al sole e spiccano qua e là tra quella impalpabile terra arida e polverosa color senape, quasi ad invitarci a salire per vedere cosa si può ammirare da lassù. Quasi per inerzia, e con qualche difficoltà, visto che indosso le infradito, mi ritrovo ad inerpicarmi verso il cielo blu…” Che spettacolo!” Mi trovo ai bordi di un binario marrone brunito, alle spalle ho lo spiazzo polveroso e di fronte un paesaggio mozzafiato: spiaggia bianca bagnata da uno splendido mare cristallino dalle infinite sfumature di azzurro e blu; qualche ombrellone dai colori sgargianti, un chiosco di legno bianco con affianco una struttura tipo bersò da cui scendono leggeri tessuti chiari che dolcemente si lasciano accarezzare dalla leggera brezza di mare. Non resisto devo fotografare. Quello che vedemmo fu una sorpresa, l’inizio del nostro paradiso, l’inizio del nostro viaggio attraverso la Sardegna. Era il segno che stavamo aspettando per capire di aver fatto la scelta giusta. Vedemmo questo.

Dietro di me sento muoversi qualcosa, o meglio qualcuno, è Andrea che colpito da quello scenario non può fare a meno di immortalarlo con la sua Canon. 

Pensavamo: «ma hanno voluto proprio nasconderlo questo mare?» E mentre stavo fotografando questo paradiso.

Intanto i ragazzi irrequieti ci chiamano e vogliono attraversare il tunnel per arrivare al più presto in spiaggia. Il profumo inconfondibile di legnetti di liquirizia e finocchio, ma anche di fichi e di terra arsa al sole ci conferma che siamo in Sardegna. A breve anche il sale sulla pelle, dopo un refrigerante e tonificante bagno in quelle acque turchine, non farà altro che rinforzare in noi quel senso di appartenenza all’isola tanto agognata. Per  l’ora di pranzo siamo equipaggiati e se pur infastiditi dalle api golose, riusciamo a godercelo totalmente in libertà sotto l’ombrellone.

Tra noi e il mare c’erano le rotaie del treno, ecco perché la galleria, ecco perché non si vedeva il mare. Adesso però questa baia color turchese la vedevamo bene. Era come una piscina, immobile, ad aspettare che qualcuno andasse a rompere questa superfice facendo un bel tuffo. Tutto il ricordo del viaggio in nave scemò appena toccammo l’acqua. Abbiamo capito da subito che avremmo dedicato la giornata al riposo e allo svago in spiaggia, quindi dovevamo proteggerci dai raggi solari.

L’ombrellone va bene, ma risulta essere un po’ troppo piccolo per fare ombra per quattro persone. Quindi abbiamo deciso di provare il nuovo tarp, con i pali. Abbiamo steso il telo sopra all’ombrellone, montato i pali, e tirato i cordini. I picchetti non tenengono nella sabbia, così ci siamo organizzati legando delle pesanti pietre, trovate sparese qui e là, in spiaggia. Il vento è talmente intenso, che ogni tanto bisogna riposizionarle.

Il bagno fu ristoratore, l’acqua era un po’ fredda, ma ci faceva sopportare il sole. Eravamo incremati con protezione cinquanta, ma bruciava lo stesso. Io e Cristian abbiamo deciso di esplorare il mare. Ci siamo dotati di maschera, pinne e action camera subacquea. L’acqua era trasparente.

«Però un caffettino per me e Andrea, ed un gelato per Noemi e Cristian, da gustare al chiosco, non guastano»

Con le spalle al chiosco mi ritrovo in alto rispetto alla spiaggia: dietro al chiosco il promontorio con le rotaie, di fronte invece la spiaggia bianca che scende verso il mare, è come vivere dentro ad un set cinematografico, un paesaggio da sogno tutto intorno a noi. In quel momento il sole è a picco sulle nostre teste, ma fortunatamente la brezza marina e l’ombra generata dalla bianca tettoia in legno del chiosco, ci danno sollievo. È solo il 9 giugno, ma il sole non scherza! Questa nostra prima tappa vogliamo imprimercela nella memoria, e desideriamo lasciare un segno a proposito…”Perchè non fare consegnare da Cristian e Noemi il primo sasso, il primo di una lunga serie, su cui spicca la scritta che ci rappresenta: www.break.guide Come non fotografare questo importante momento per renderlo indelebile nel tempo” Ecco fatto

A questo punto possiamo iniziare a segnare una “X” sulla prima tappa del nostro arrivo in terra sarda.

Quindi giunge il momento inesorabile di doversi spostare verso un’ altra località. Un comodo cambio costume presso il bagno a disposizione dei clienti del chiosco, e siamo pronti a smontare l’ombrellone, ritirare gli asciugamani e scrollarli dai granellini di sabbia, ciabatte infradito ai piedi, prendi sole per noi girls, e t-shirt con boxer per i boys, ed eccoci pronti per andare a scoprire un altro luogo segnato sulla cartina: CALA BRANDICCHI arriviamooooooo 

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