LAVA, LAVA, LAVA, ASCIUGA, ASCIUGA, ASCIUGA – Sardegna in Viaggio

LAVA, LAVA, LAVA, ASCIUGA, ASCIUGA, ASCIUGA

19 Giugno 2016

Colazione da RE

http://www.carloforteturismo.it/Carloforte/

Dopo una ritemprante dormitina, una bella rinfrescata rigenerante, siamo pronti per il nostro turno della colazione! Dico turno, perchè qui al B&B Four Rooms ci sono 4 stansie (stanze), belle spaziose da 4/3/2 posti letto, con relativo bagno privato all’interno di ognuna. Scelta mirata volutamente da Tore e Bruno per garantire massima comodità ai loro sopiti. La cucina risulta così un po’ sacrificata, anche se vi sono due bei tavoli da 4 e 2 posti. Quindi Tore tende ad accordarsi preventivamente con i suoi clienti, proponendo delle fasce orarie per 6 persone max, a cui servire con tutti gli onori, una lauta colazione. Può accadere così che tra sconosciuti, serviti in un contesto dai connotati familiari, si instauri tranquillamente e con semplicità, quel particolare momento di condivisione casalinga, che li avvicina ad una rapida conoscenza ed interazione.

Tore riesce in questo modo a dare ai suoi commensali mattutini tutte le opportune attenzioni, viziando e viziandoci con una colazione variegata e abbondante. Caffè abilmente preparato con la moka, latte e frutta fresca locale, marmellate di limoni e arance dell’agrumeto di famiglia; esattamente come lo yogurt al naturale, sono realizzati in modo artigianale direttamete dai due fratelli, che mettono in pratica ricette tramandate di generazione in generazione, con ottimi risultati. Non manca poi il miele di cardo sardo, pane fresco ai cereali, una focaccia, e una tipologia di pane, formato tarallo gigante con candida glassa bianca di zucchero aromatizzata all’anice. Per i più raffinati, burro locale in monoporzioni. A completamento, le mitiche bottigliette di vetro con succhi di frutta Jolly Colombani. Che ricordi! Questi succhi di frutta riportano me e Andrea indietro nel tempo, al periodo della nostra infanzia e già ne pre-gustiamo il sapore della spensieratezza.   

Yacht Club Marinatour-Marina Fronte Nautico


Eccoci di nuovo alla ricerca di una lava-asciuga, in questo caso Self Service. Purtroppo al B&B Four Rooms non hanno una lavatrice a disposizione degli ospiti. Ma per noi a “caccia di quel che ci necessita”, non è un problema. Siamo bravi e talentuosi nel desiderare una cosa e poi trovarla, anche casualmente! In questo caso però Andrea va a colpo sicuro. Sapendo che c’è uno yacht club, ci porta in una delle due Marinatour di Carloforte: Marina Fronte Nautico. 

La pioggia notturna ancora non è stata del tutto cancellata sulla banchina in tech. Il bar del club con i suoi tavolini all’aperto, non si è ancora scrollato completamente di dosso le ultime gocce decise a non evaporare sotto i raggi di questo caldo sole odierno. I tendaggi impermeabili e frangi ombra atti a proteggere i tavolini e le sedie sottostanti hanno lasciato passare un po’ di pioggia, quindi scelto un posto più asciutto degli altri, ci accomodiamo per consumare qualcosina ed informarci sulla possibilità di utilizzare la lava-asciuga automatica destinata ai proprietari delle imbarcazioni.

Un ambiente marinaro molto chic, ma gestito con semplicità e gentilezza. Al posto dell’aperitivo, vista la temperatura fredda io e laura optiamo per due capuccini, mentre i ragazzi si gustano un succo di frutta. Questo luogo mi fa venire la voglia di dormire in barca, è un po’ che mnco da Trieste, e mi manca questa sensazione di dondolio, e il rumore delle sartie che sbattono al vento.

Veniamo quindi indirizzati a percorrere una passerella rivestitta completamente di una verdissima erba sintetica, un tappeto di benvenuto che ci conduce verso una zona distaccata tutta vetrate e legno.

Qui troviamo due gentili incaricati che ci cambiano i soldi in carta con le monete da uno o due euro, e ci spiegano il funzionamento della lavatrice e dell’asciugatrice. Con due borsoni, di tessuto non tessuto, carichi d’indumenti colorati, il detersivo, le monete e l’impazienza di capire bene il funzionamento della lavatrice ed i tempi di lavaggio, possiamo unire l’utile al dilettevole visto che scegliamo un lavaggio bello lungo. Guardando la cartina dell’isola di San Pietro, che gentilmente ci ha regalato Tore, ci rendiamo conto che in zona marina di Carloforte vi è l’Osservatorio Astronomico. Nell’arco di tempo che la lavatrice si occupa in assoluta autonomia dei nostri panni, puntiamo ad incastrare una visita a questo Osservatorio poco distante da noi. E’ facilissimo da raggiungere, visto che ci troviamo proprio a ridosso del lungo Viale Osservatorio Astronomico.

 

     

 

Vento forte e mare agitato

Anche oggi è un’altra giornata particolarmente ventosa e i nostri k-way non ci abbandonano, si gonfiano come farebbero le vele delle barche che ora vediamo ormeggiate, mentre sornione si fanno dondolare dalle piccole onde delle acque protette dal porto. Pur non essendo preparata in materia navale, capisco perchè tutte queste imbarcazioni sono qui in attesa, legate al molo, appena più al largo il vento istiga, con le sue tese folate, un mare verde petrolio ed inquieto come un animale in gabbia, ad aumentere la sua collera. Insomma un mare troppo pericoloso per azzardarsi ad uscire in barca a vela!

Osservatorio Astronomico

(Museo multimediale della torre di S. Vittorio)

Arrivare all’Osservatorio Astronomico, è semplice, e ci permette di ammirare le grandi saline abitate dai fenicotteri rosa, martin pescatore, airone cinerino, garzetta.  Sono solo alcune delle specie di uccelli facilmente visibili. In questa verdissima acqua salamastra pare siano nascosti tesori archeologici di particolare importanza. Una sosta obbligatoria per gli appassionati di birdwatching. Praticamente camminiamo su questa lingua di terra che divide il mare prossimo alla tempesta, da acque ferme, immobili come lancette di un orologio rotto in attesa d’esser aggiustato. Misteriose acque chete in attesa di dare alla luce un tesoro gelosamente nascosto nei secoli. Mi immagino archeologi che con l’aiuto di sommozzatori, o addirittura in primis, si stiano organizzando per immergersi in queste acque, con l’idea/intuizione o addirittura la certezza di “portare a galla uno scoop” sulla scoperta di antichi mosaici risalenti al periodo dei Romani. Chissà quando e se accadrà, sono davvero curiosa! Mi confronto con i ragazzi, condividendo con loro questi miei pensieri, e insieme ad Andrea viviamo collettivamente un viaggio indietro nel tempo. Persi nella nostra condivisione, ci accorgiamo all’ultimo di esser quasi giunti a destinazione. Ad un bivio leggiamo “nero su pietra” OSSERVATORIO, e appena sopra la scritta, notiamo la freccia che ci indica di andare a destra.

Praticamente lasciamo Viale dell’Osservatorio per incamminarci lungo Via dei Battellieri. Pochi passi ed una cancellata aperta ci invita ad addentrarci in un parchetto con variegata vegetazione. Diversi pini mediterranei riuniti, chiudono con le loro verdi chiome la visuale del cielo sopra le nostre teste, mentre robusti tronchi dalla corteccia rugosa poggiano su di un folto tappeto di aghi secchi marron bruciato. 

L’intensità del fucsia della bouganvillea, ci colpisce con quella sua nota quasi ultravioletta, in pieno contrasto con lo sfondo di bianche nuvole vagabonde in balia delle forti correnti celesti. E subito dietro, mattone su mattone, un gigante “castello di sabbia”, con quella caratteristica forma di secchiello ribaltato, troneggia fiero a ricordarci che l’Osservatorio è proprio qui ad osservarci. Una torre settecentesca: TORRE SAN VITTORIO, in cui alloggia un museo.

La storia trasuda da queste vecchie mura recuperate e ristrutturate, come a mantenere saldo nella memoria un ricordo che non si vuole cancellare. Dal cartello apposto all’ingresso abbiamo una piccola anticipazione di quel che custodisce questa storica costruzione. Non immaginiamo minimamente quanto sarà coinvolgente ed interattivo ed ultra moderno, il museo realizzato al suo interno. Alla modica cifra di un totale di euro 10 per due adulti paganti, i ragazzi sotto i 12 anni entrano gratis, veniamo abilitati alla visita. Siamo solo noi 4, come visitatori. Inizia così il nostro giro grazie all’introduzione di un personaggio proiettato su di un grande monitor verticale, a grandezza d’uomo, che incontreremo anche al piano superiore. Teatralmente e simpaticamente veniamo introdotti da questo personaggio, nelle vesti di cicerone e grazie al gergo di quel dato periodo storico, ai tempi dei primi insediamenti sull’Isola sino all’arrivo dei tabarkini nel 1738, catturerà la nostra attenzione.

Una gentile hostess che non ci perde mai di vista, ci indica dei monitor touch screen, completamente inglobati all’interno di cubi di roccia, che proiettano i filmati; contemporaneamente da alcuni specifici auricolari possiamo ascoltare una panoramica della storia dell’isola di San Pietro, a partire dalle sue origini geologiche. Troviamo questo inizio davvero interessante e anche molto intimo. Siamo “avvolti” nella pietra: sovrastati da volte in pietra viva, e con i piedi ben poggiati su sassi lisci e tondeggianti, che rendono la location molto rustica e sotto alcuni aspetti anche romantica. Condotti al piano superiore, veniamo subito attratti da una particolare zona, ultra tecnologica, dedicata al multimediale. Qui, a turno di due persone alla volta, s’indossano appositi occhiali virtuali per vivere in prima persona una simulazione in 3D. Cristian e Noemi si propongono da subito nel provare un’esperienza, che li vede per la prima volta, protagonisti all’interno di una necropoli fenicia. Terminati i percorsi di realtà virtuale, che immergono il visitatore in un viaggio di ricostruzione storica dal forte impatto scenico, ci ritroviamo sulla terrazza, o meglio sul tetto della Torre, dove possiamo osservare dall’alto, un’Isola unica nel Mediterraneo.

Una vista mozzafiato della costa frastagliata. Calette bagnate dal mare, in cui acqua chiarissima crea piscine naturali nell’acqua stessa, dal blu intenso. Ad amplificare la percezione di questo contrasto, sono i raggi solari che come fari celesti si fanno spazio tra banchi di nuvoloni, andando a colpire con il loro fascio di luce, specifiche zone di mare, che così illuminate appaiono quasi fosforescenti. Una zona in particolare attira all’unisono l’attenzione di noi tutti, ed è lì che andremo domani, alla spiaggia de IL GIRIN. Al centro di questa grande “terrazza” si erge in totale disarmonia con le forme della torre, un’edificazione bianca dai connotati moderni: l’Osservatorio astronomico. Una delle cinque stazioni internazionali per lo studio della precessione degli equinozi. Fu chiusa, alla fine del 1970, ritenuto concluso il lavoro di studio e ricerca, la Stazione Astronomica di Latitudine. Attualmente la Torre di San Vittorio ospita il nuovo Museo Multimediale, ma viene ancora identificata in ogni dove come Osservatorio Astronomico.
  

 

Isola Piana e scogliera, isola dei ratti, Tonnara

Conclusa la visita all’Osservatorio Astronomico, torniamo sui nostri passi, del LAVA LAVA LAVA, ASCIUGA ASCIUGA ASCIUGA! Il ciclo di lavaggio dei nostri panni è terminato; quindi passiamo al ciclo successivo con l’asciugatrice. Il profumo dei panni puliti, appena lavati inebria sempre i miei sensi. Quella sensazione di accudimento materno, in cui l’attenzione di una mamma, lascia un inprintig ben preciso sul proprio figlio. Soddisfatta dal buon risultato, non vedo l’ora di far asciugare tutto il carico. E come me, anche il resto della famiglia, è un po’ impaziente, siamo prossimi all’ora di pranzo, e l’appetito si fa’ sentire. La pioggia notturna, ha rinfrescato notevolmente le temperature, che in complotto con il vento teso, non permettono di andare in spiaggia, anche se sono le ore più calde della giornata. Quindi si opta per andare verso la parte settentrionale dell’isola, verso la punta più estrema, dove oggi il mare spinto dal vento di maestrale, è furente! Decidiamo di fare un pic nic in auto, parcheggiati con lo sguardo fisso verso il mare, come in un drive-in. Siamo alla Spiaggia della Punta.

Che spettacolo il frangersi delle onde, contro la scogliera! Con lo sguardo fisso verso il mare, mangiamo e gustiamo ogni boccone, che ha quasi una nota salmastra. Gli schizzi delle onde spumeggianti, “frizzano” oltre la scogliera come gaiser, e spinti prepotentemente dal vento, arrivano fin sul nostro parabrezza. Viviamo questo momento in modo assai differente, l’uno dall’altro. La percezione dell’acqua che ci raggiunge è molto soggettiva. Cristian ha la sensazione di venir preso/braccato e portato via dall’impeto delle onde. Sensazione che vive ancor più intensamente, nel momento in cui viene avvolto in un abbraccio violento che lo strappa dalla scogliera, e pare volerlo portare con se al largo, quando Andrea  gli chiede di fare da modello, mentre immortala con scatti fotografici, la potenza di queste onde.

Per quanto a me, ho la sensazione di venire colpita da migliaia di spilli, anche se non mi toccano fisicamente. Gocce che arrivano violente e tutte assieme, colpiscono pungenti il vetro e mi portano a chiudere gli occhi, come a proteggermi dall’impatto. Al contrario Andrea si trova a suo agio. L’acqua è il suo elemento sotto ogni forma. Noemi, invece è troppo presa dal suo appetito e si concentra più sul cibo. Siamo in 4 e ognuno di noi ha vissuto lo stesso identico momento con le sue particolari percezioni. Fossimo stati di più, son sicura che sarebbe venuto fuori tanto altro ancora, e ciò mi fa riflettere sulla nostra unicità. Come uniche sono quelle due isole, poco distanti dalla costa, sembra che prima o poi verranno ingoiate dalla furia di questo mare che non si da’ pace. Due piccole terre emerse, l’Isola Piana e l’Isolotto dei Ratti, ben visibili e facilmente raggiungilibili in condizioni atmosferiche meno avverse. Purtroppo oggi non si può. Ci accontentiamo di guardarle a distanza, portandoci dietro quella strana sensazione di impotenza di fronte al manifestarsi di cotanta forza della natura.


        

Cena sotto al Faro di Capo Sandalo


A conclusione di questa mirabile giornata, non resistiamo al fascino di una cenetta-pic nic in auto, sul Belvedere di Capo Sandalo. Siamo sulla punta più occidentale dell’Isola di San Pietro, un’incantevole scogliera a strapiombo sul mare, sovrastata dall’omonimo faro. Il Faro di Capo Sandalo è costituito da una torre circolare alta più di 30 metri, costruita al centro di un edificio a due piani. E’ stato attivato dal Genio Civile nel 1864. (Fonte: Fari di Sardegna – Barbara Calanca, Fari d’Italia – Cristiana Bartolomei).

Nelle giornate molto limpide, da queste scogliere così alte, si può ammirare la costa dell’Iglesiente.

La storia dei fari ha da sempre affascinato l’immaginario collettivo, sono antichi come il tempo, nascono in epoche lontanissime, e la loro evoluzione va di pari passo con l’evolversi  della navigazione. All’inizio sono solo dei semplici falò alimentati con fascine di legna che vengono tenuti accesi durante tutta la notte sulle colline prospicienti zone pericolose per la navigazione o ingressi di rade e porti, poi si evolvono attraverso i secoli fino a diventare quelli che oggi conosciamo.
 “Il Faro era allora una torre argentea, nebulosa, con un occhio giallo che si apriva all’improvviso e dolcemente la sera” 
così lo vede Virginia Woolf (1882-1941) nel suo romanzo del 1927 “Gita al Faro” (To the lighthouse), ma già Omero (VIII secolo a.C.) nel XIX libro dell’Iliade, paragona lo sfavillio dello scudo dell’irato Achille ad uno di quei fuochi che dalle alture rendono sicura la via ai naviganti….
(Fonte: LA STORIA DEI FARI di Annamaria “Lilla” Mariotti) (?Andrea x utilizzare queste frasi coperte da copyright contattare l’autrice di cui ho salvato link del sito specifico?)
 
Il belvedere è un ampia terrazza a strapiombo sul mare: uno spiazzo in cui comodamente parcheggiare il proprio veicolo. Da dove si gode lo spettacolo naturale del mare sottostante che si frange senza sosta, con più o meno foga e potenza, se solleticato dal vento di maestrale. La scelta di andarci al calar del sole è stata voluta, direi mirata, volta a vivere pienamente il fascino del “sorgere di quel fascio luminoso lampeggiante, e roteante” del faro che ci permette di guardare all’oscurità con occhi diversi e sognanti.
 
Per tutta la giornata, il maestrale non acenna a diminuire. Ora, senza sole, è anche molto più freddo.
S’insinua sotto il k-way facendoci rabbrividire ed invitandoci, quasi imponendoci, con le sue prepotenti raffiche, a rimanere rintanati in auto. Sembra che stare qui, rinchiusi dentro la nostra Punto, dia fastidio al DIO EOLO. Un Dio che immagino, rivolto verso la fiancata del nostro veicolo, sospeso tra mare e cielo, con guance e polmoni gonfi di aria, che a più riprese soffia violentemente verso noi comuni mortali, come disincentivo a rimanere proprio parcheggiati lì, dove lui non vuole.
Ma noi siamo più testardi di EOLO, vogliamo cenare qui, vedere il giorno svanire tra le braccia di Morfeo, per lasciare spazio al manto nero della notte ricamato con “strass” luminosi, le costellazioni millenarie. Questa notte si burla di noi, donandoci una luna piena, velata di tanto in tanto da nuvole vaganti. Con il loro passaggio repentino, si antepongono tra noi e il distante tessuto ricamato, impedendo di contemplarne lo scintillio. A dispetto,  il fascio luminoso del faro, si fa largo verso l’orizzonte del mare aperto, e con il suo roteare, mette in risalto la linea bianca spumosa e frizzante, di questa massa acquosa nera come inchiostro, rendendola quasi iridescente. Di fronte a tale spettacolo, Andrea non resiste. Lo vediamo armarsi di macchina fotografica e cavalletto, aprire lo sportello dell’auto e avviarsi verso il margine del belvedere. Vediamo il suo k-way, illuminato dai fari accesi della nostra auto, gonfiarsi e sgonfiarsi ad ogni carica di vento, che lo colpisce facendolo vacillare, ma lui non demorde. In aiuto, lo segue Cristian, raggiungendolo a fatica, per tenere il cavalletto, mentre Andrea predispone ed imposta la macchina fotografica agli scatti in notturna. Io e Noemi non osiamo nemmeno pensare di aprire gli sportelli, abbiamo solo i finestrini appena appena abbassati, per permettere a piccoli rigoli d’aria di entrare e rinfrescarci. Siamo intimorite dalle violente raffiche che colpiscono la fiancata della macchina dal lato del mare, e che la strattonano, quasi a volerla ribaltare sul fianco! Uno luogo davvero suggestivo che ho potuto solo raccontare e Andrea ha faticato ad immortalare per le condizioni troppo avverse.
 

Lascia un commento