OLBIA ARRIVIAMO – Sardegna in Viaggio

OLBIA ARRIVIAMO

9 Giugno 2016

Al mattino l’aria era satura del respiro della notte, la luce arrivava forte e riflessa, il sole era ancora basso all’orizzonte, tanto da tagliare con i suoi raggi tutti gli oblò della nave. Più che risveglio, sembra che ci sia passato sopra un grosso camion! Dopo aver chiuso il Diario, ed essermi infilato nel saccoapelo, è inizato il calvario. Il bar è diventato il luogo di ritrovo di tutto il personale di bordo, per tutta la notte: macinino del caffè, tazzine, risate, vociare. Unica spiegazione del personale di bordo: stiamo lavorando per Voi! Con una gran stanchezza addosso, ma una grande voglia di scoprire l’isola, preferisco non approfondire oltre la disavventura, unica macchia nera di questo meraviglioso viaggio.

Arriviamo ad Olbia alle prime luci del mattino, con un piccolo ritardo. Non vediamo l’ora di lasciarci alle spalle la traversata, grazie alla nottata in bianco, quindi attendiamo con ansia il comunicato dell’apertura al garage dove ci attende un sorpresa poco simpatica: GALLINE!

Eravamo veramente stanchi e provati da quella notte insonne, ma volevamo fuggire, scappare via da quella calca di persone. In pochi minuti ci ritrovammo accalcati sulle uscite che conducevano verso il centro della nave.

 

In quella pancia metallica, sostavano le nostre autovetture. Eravamo tutti appiccicati, al punto che mancava l’aria. Stavo così male, che provavo un senso di soffocamento, lessi un cartello su una porta dietro le nostre spalle che diceva: riservato solo al personale di bordo vietato l’accesso. Ma non potevo più aspettare, avevo fame d’aria, e così sforzai tirando e la porta si spalancò. Una figura femminile in divisa dall’altra parte del branco di persone, mi fulminò con lo sguardo, ma prima di poter aprire bocca, venne investita dall’aria fresca e potente che aveva investito noi, e ci aveva già dato modo di respirare meglio. Alla fine scendemmo le scale con tutti i nostri bagagli. Io avevo sulle spalle lo zaino dell’attrezzatura fotografica, non mi sarei separato da lui per niente al mondo, e anche nelle situazioni più difficili è rimasto sempre con me, la mia paura era rivivere di nuovo l’immagine della mia autovettura con il vetro rotto, il sedile posteriore sfondato, e il vuoto, con lo stesso zaino pieno, sparito, come era successo un paio d’anni fa a Milano.

   

Affianco alla nostra vettura, nella fila laterale, era stato fatto parcheggiare un camion con stipate tante cassette piene di polli vivi. Tutto il pavimento, le autovetture, le moto, insomma tutto, era ricoperto dalle piume bianche, di quelle povere bestiole, che erano rimaste schiacciate, senza acqua, senza spazio, con l’aria che le investiva. E dalla disperazione si staccavano a vicenda le piume. La nostra vettura era ricoperta. C’era un tanfo talmente forte che per raggiungere le macchine, tutti si tappavano il naso con la mano. Era odore di urina di pollo, che colava sul pavimento.

Scendemmo a terra, e cercammo di uscire più velocemente possibile da quell’inferno.

                Dopo aver girato in auto per mezz’ora, uscimmo dal Porto di Olbia, e ci dirigemmo in direzione nord est, sulla Strada Provinciale 82, verso Golfo Aranci e Cala Sabina, la nostra meta. Le nostre pance avevano una gran fame, una voglia di fare colazione.

Pit-stop dovuto, a cui non possiamo proprio rinunciare, visto che dei 5 sensi mancano all’appello ancora quello del gusto e del tatto! La vista ha avuto la priorità, alla pari dell’olfatto, nell’ammirare per prima la splendida giornata di sole, con il suo cielo terso e la macchia mediterranea  circondata da sabbia e mare; il tutto semplicemente amplificato da quell’arietta frizzantina del primo mattino che mette in risalto tutte le sfumature che si accavallano  tra loro, di note salmastre, sabbiose, e tipiche della vegetazione mediterranea. L’udito dal suo canto è stato solleticato dal grido acuto dei gabbiani e dal delicato frangersi delle onde sul molo del Porto di Olbia.

Con gli occhi traboccanti di felicità e la voglia di toglierci la prima soddisfazione in tema gastronomico, eccoci pronti a parcheggiare di fronte al bar Costa Sarda Caffé. Dove finalmente i nostri otto piedi possono toccare terra: e che terra!

Entrati nel bar, che ha un vasto assortimento di brioches molto invitanti, ed è pervaso da una piacevole aroma di caffè espresso, facciamo la nostra scelta. Non ordiniamo stando all’interno, scegliamo di andare a sedere ad un tavolino fuori all’aperto, dove godere a pieno i primi raggi del sole di questo inizio giornata. Non tarda ad arrivare una bella ragazza dai tratti tipici isolani che sorridente e simpaticamente prende le ordinazioni: Andrea ed io cappuccino e krapfen (“bomba” in Sardegna), Noemi  latte freddo con menta e croissant, mentre Cristian, che preferisce il salato, opta per succo di frutta e toast.

Dopo esserci rifocillati, guardavamo il cargo sopra la Punto, che era pieno di piume, e speravamo tanto che se ne andassero da sole, senza il bisogno di doverle togliere. Ma non fu così.

Che bello respirare a pieni polmoni l’inizio di questa nuova avventura, finita la colazione, buonissima e completa, siamo rigenerati e belli carichi: SI RIPARTE PER CALA SABINA!

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