PICCOLI SASSOLINI – Sardegna in Viaggio

PICCOLI SASSOLINI

22 Giugno 2016

Al mattino, esaurita la paura dell’imminente attacco delle formiche, ci siamo lavati, abbiamo riordinato le nostre cose, e prima di smontare il campo base, siamo andati ad ispezionare il market del campeggio, veramente ben fornito. Abbiamo comprato tutto l’occorrene per la colazione e per una piccola merenda lungo il viaggio, verso le spiagge.

Il risveglio è stato tranquillo, assieme a noi anche altri campeggiatori hanno iniziato la giornata con il caffè fumante, e lo sentiamo dall’aroma che ci avvolge. Cristian e Noemi se la prendono comoda, e fanno bene, perchè anche oggi dovremo percorrere tanti chilometri. 

Quando apriamo il portellone della macchina, si rimane sconvolti dalla quantità di materiali, ma lo si rimane ancora di più quando mettiamo via tutto stivandolo e non lasciando niente in giro.

Prima della partenza abbiamo consegnato il sasso dell’amicizia con i saluti di rito, Ignazio ha delegato questo compito alla figlia.

Is Arutas

Parcheggiamo la macchina in un parcheggio sterrato, non tanto grande e gremito, pur essendo un giorno infrasettimanale. Comodo e gratuito (per lo meno in questo periodo), adiacente alla rinomata spiaggia dai minuscoli chicchi variopinti di quarzo: IS ARUTAS. Uno dei gioielli dell’Area Marina della penisola del Sinis, nel territorio di Cabras. Sono stata personalmente incuriosita per anni da foto che giravano su FB, davvero spettacolari, in cui il protagonista non era in primo luogo il mare, bensì la sua spiaggia, che le sue onde ritmicamente vanno a rinfrescare. Foto che hanno saputo catturare così tanto la mia attenzione, da obbligarci ad una capatina, pur essendo già oltre il nostro itinerario. Una capatina a cui abbiamo abbinato un comodo e sbrigativo pic nic da spiaggia.

In netto contrasto con il parcheggio polveroso e terroso, ci si immerge “a pieni piedi” in un paradisiaco e davvero caratteristico luogo dalle tinte chiarissime della spiaggia a quelle intense del mare. 

Noi “umani” con i nostri costumi, teli mare ed ombrelloni variopinti aggiungiamo artificialmente colori sgargianti a questa naturale location.

Ad amplificare, e a rendere ancora più colorato e dinamico il tutto, ecco arrivare diversi venditori di aquiloni. Un turbinio di “forme coloratissime volanti” che attirano l’attenzione di adulti e piccini che, con il naso in sù, restano in contemplazione, godendosi bizzarri volteggi.

Allegre correnti d’aria si dilettano a far riconcorrere i diversi aquiloni che si librano nel cielo, in un vero e puro divertimento.

Il mare “geloso”, riempie l’aria con il suono del frangersi dell’onda dopo onda, riportando a sè gli sguardi distratti o sornioni di chi si gode il calore del sole acceso sulla pelle, mentre si fa coccolare dal venticello fresco e dalla ninna nanna cantata dal mare.

Un mare dalle acque così cristalline che lo rendono amaliante e seduttore. Un invito a tuffarsi a cui non potere resistere a lungo. Andrea, infatti come stregato dal canto delle sirene, non ci pensa due volte, ed è già parte integrante con il suo elemento naturale, la  freddissima acqua! Impavido Cristian segue suo padre, incuriosito dal luccichio del fondo di perline, un tesoro sommerso, tutto da scoprire.

Il caldo ed il riverbero del sole sui granelli di quarzo, insinua anche a me e Noemi il desiderio di refrigerio, così ci lasciamo trascinare a riva senza opporre resistenza alcuna. Il bagnoasciuga ci ghermisce le caviglie, con il suo ondeggiare regolare, ed è come destarsi da un sogno. Le acque gelide ci fanno rabbrividire, e automacamente retrocediamo in cerca di tepore. Non riusciamo proprio a goderci il momento, la differenza di temperatura è tale da far accaponare la nostra pelle, così rinunciamo al bagno. Una rinuncia che non ci toglie nulla, è così bello stare lì, sentirsi parte di questo dipinto, di questa naturale bellezza dai connotati esotici.

Mentre Andrea e Cristian ci raggungo all’ombrellone, completamente galvanizzati, io e Noemi li accogliamo con il pic nic opportunamente preparato per l’ora di pranzo. Una piccola pausa e siamo di nuovo pronti per continuare il nostro cammino. Prossima tappa: Bosa.

         

                                       

Villaggio Turas

Lasciata alle nostre spalle la vita spartana da campeggio, ecco ad affacciarci alle comodità del Villaggio Turas, di Bosa Marina. La vita spartana del camping non ci dispiace, ma macinando tanti km tra una tappa e l’altra, ci rendiamo conto che il villaggio ci offre quel giusto comfort per ricaricarci. Non dobbiamo far altro che scendre con i nostri borsoni, appoggiarli nell’appartamento a noi gentilmente preposto, darci una rinfrescata per esser subito pronti ad andare in avan scoperta sul territorio. In campeggio invece è tutto un po’ più impegnativo, e concentrato in poco tempo… Si arriva, si sceglie la piazzuola, si scarica tutto l’occorrente per montare le tendine e attrezzarle per la notte, oltre al tavolino completo di sedie per la cena e la colazione eventuale, i fili da stendere per asciugare accappatoi dopo la doccia, e così ci rimane davvero poco tempo per andare in perlustrazione o anche solo in spiaggia. In fondo è una toccata e fuga. Si arriva al pomeriggio o in serata, si predispone per la notte, e si riparte l’indomani dopo la colazione.

Qui a Turas, un villaggio arrampicato sulla collina che domina la Spiaggia di Turas e la Marina di Bosa, abbiamo a nostra disposizione un comodo appartamento con cucina interna ed un bel patio che fa da ingresso.

Un basso cancelletto in legno, stile palizzata, ti invita verso il patio. Patio circondato da bassi muretti su cui poggiano in tutto il loro mostrarsi fioriere di gerani rossi e piante grasse. Un tavolo con le sue sedie in resina bianca, attendono all’ombra di rendersi utili per far riposare membra stanche in cerca di relax. A seconda dell’ora poi, si prepongono al consumo di una buona cena all’aperto o una lauta colazione, non che un fresco pranzo. Appena varcata la porta veniamo condotti in un ampio tinello ben arredato, con una moderna cucina ad angolo completa di stoviglie e tutto quanto può necessitare per ben 4 e più persone. Ambiente luminoso e fresco completo di tavolo massiccio in legno con relative sedie, un letto ad una piazza ed un divano letto. A dividere questo locale dalla camera da letto matrimoniale, un bagno cieco completo di doccia, biancheria da bagno e detergenti vari, nonché phoon.

Oltre la grande camera da letto dall’arredo moderno, un balconcino con stendino e lavatrice. Anche oggi non mancherò di lavare i panni! Il tempo di fare le presentazioni con Andrea e suo figlio Tommaso, facciamo un breve giro, soffermandoci alcuni minuti ad ammirare il paesaggio su cui ci affacciamo. Vediamo la spiaggia di Turas alla nostra sinistra e cerchiamo di immaginarci la città di Bosa attraversata dal Fiume Temo su cui padroneggia, tutto a destra il Castello Malaspina, incorniciato dalle colline, nascosta alla nostra vista dalla collina.

Fa veramente caldo oggi e sentire le urla gioiose dei bimbi che sguazzano nella grande piscina vicino al bar, ci conduce automaticamente in quella zona. Praticamente il complesso di appartamenti posizionati uno affianco all’altro, come villette a schiera, si trova proprio vicino al grande bar a cui è annesso anche un palcoscenico: Turas Club. La piscina divide tutta questa ampia zona dal campo di calcetto con tappeto erboso sintetico. Tutto immerso nel verde rigoglioso di palme, bouganville fucsia, pini marittimi, mirto, oleandri, insomma la classica macchia mediterranea, un polmone di ossigeno!

Una serie di scalinate, subito affianco al palco sale verso una zona ombreggiata da arelle, a ridosso della collina che sale al cielo con un’altra serie di villette indipendenti semi nascoste nella fitta vegetazione del luogo. Oltre questa zona si trovano anche degli animali da fattoria come i pony e le capre. Questa è una delle settimane in cui in cui un bel gruppo di ragazzini di diverse età, facente parte di un centro estivo, oltre a svolgere attività con gli animatori, dove vengono coinvolti in giochi acquatici o di terra, ma anche in laboratori, stanno provando un musical, sulla falsa riga di Grease. Sembra che sia aperto anche ai bambini che sono ospiti della struttura, in vacanza con la propria famiglia. Infatti gli animatori si avvicinano a Cristian e Noemi, pensando che siano dei nuovi arrivati pronti a trascorrere le vacanze estive con i loro genitori, e l’invitano ad aggregarsi al gruppo o ad intrattenerli. Cristian e Noemi si negano, ancora non si sono ambientati e quindi la timidezza ha il sopravvento, così optiamo per andare a Bosa, la città sul fiume, ma nello specifico puntiamo al Castello Malaspina.
   

Castello Malaspina di Bosa

Neanche il caldo odierno riesce a fermarci. Intrepidi eccoci sulla nostra Fiat Gran Punto in direzione Colle Serravalle: Castello Malaspina. Non abbiamo molto tempo a disposizione, sono le ore 16:00 e tra 4 ore dobbiamo cenare a PedrAmare, 35 km dal Villaggio Turas. «Calcolando che sono 35 km di curve sarà meglio darsi una mossa» Cerchiamo quindi di arrivare con l’auto al parcheggio più vicino all’ingresso del castello. Siamo su un Colle, tutta strada in salita. Una pendenza minima ma con questo caldo, e a quest’ora, tutto ci risulta molto più faticoso. Si sta proprio liberando un posto comodo comodo e voitlà abbiamo parcheggiato. Siamo belli in alto, esattamente sull’altro versante del fiume, quello destro. Praticamente da qui siamo rivolti verso il Villagio Turas.

Tutta un’altra prospettiva, da cui ammiriamo Bosa ed il suo fiume Temo. Lento e sinuoso arriva in silenzio, come un grande biscione, spuntando dalle verdi e rigogliose campagne della malvasia che lo delimitano, per poi intrufolarsi attraverso la città di Bosa e sfociare finalmente libero nelle acque salate del Mar di Sardegna.

Sulle acque fluviali si specchiano narcisi edifici del ‘700 e del ‘800 dai colori veramente particolari che sfumano dal rosa confetto al crema, e dal pesca al bianco sporco, poi dal giallo all’arancione per concludersi con un emergente indaco. Tutti colori già visti…. Ho un déjà vu! Ho l’impressione di guardare Burano dall’alto. Uno scherzo dovuto alle tinte molto simili che accomuna questi due luoghi così distinti e distanti, ma nel mio percepire quasi sovrapposti, un tutt’uno! Se volessi trovare un’altra accomunanza, potrei dire che questi due luoghi sono noti per l’artigianato tessile: nello specifico il tipico filet di Bosa, ed il merletto di Burano. Mi distolgo da questi pensieri, il tempo vola! Ignari che per raggiungere il castello ci aspetta una bella scalinata.

Quando lo scopriamo, tra uno sbuffare e l’altro dei ragazzi, e il desiderio di trovarsi distesi su uno dei lettini a bordo piscina del Villaggio Turas, raccogliamo tutte le nostre forze e una buona dose di forza di volontà, ed eccoci pronti a questa fatica sotto il sole. La lunga scalinata s’Iscala ‘e s’ainu (volgarmente tradotta da me  in “LA SCALA DELL’ASINO”) è strutturata con gradoni lunghi e profondi, delimitati ai lati dai classici muretti a secco, al di sopra dei quali, presenze contro luce, immobili scrutano e sorvegliano dall’alto verso il basso, il nostro passaggio a guardia del castello…. Sono le numerose piante di fico d’india, armate di scudi pungenti, verdi dalla rabbia per la presenza di noi forestieri troppo curiosi.

 

Ancora un piccolo sforzo e ci siamo, eccoci finalmente davanti all’ingresso del Castello Malaspina.

Siamo Belli in alto, tanto da sentirci i dominatori, di queste terre, in periodo medioevale. Ad avvalorare questa sensazione accade una cosa strana. Mentre io e Cristian siamo fermi sulle mura del maniero, in piena ammirazione del cortile interno sottostante, veniamo sfiorati da un sibilo, molto simile a quello di una freccia scoccata per colpirci, che di scatto cerchiamo di schivare. La sorpresa è tale, che per qualche secondo tra me e Cristian vi sono solo sguardi interrogativi, a cui troviamo risposta successivamente, scoprendo il passaggio radente di un temerario gabbiano, di cui abbiamo solo sentito il librarsi in aria, senza vederlo se non successivamente, quando velocemente scompare lontano, verso il mare. 

 

   

 

  

   Approfondimento della Leggenda del Castello

         

Oramai è tempo di ritornare verso il villaggio, ma siamo tutti quasi disidratati. Meno male che subito vicino al parcheggio troviamo, un fresco chiosco con piccoli tavolini e  grandi ombrelloni. Una tappa a cui non rinunciamo, pochi minuti di ristoro e si rientra per rinferscarsi con una bramata doccia.

Bosa è in tutto e per tutto rivolta ai suoi turisti. Abbiamo immortalato due soluzioni per visitarla comodamente. La più recente, e quindi giovane ed originale Ape Taxi, che sale fino al Castello Malaspina.  Preceduto negli anni dallo storico trenino, dedito al tour tra le strade di Bosa.
Due simboli della “Sardegna turistica”. Sardegna che faticosamente punta a farsi conoscere proponendo comode soluzioni per tutte l’età!  

Cena a PedrAmare

Dopo la visita al castello di Bosa, e la meritata doccia, nell’appartamento del Villaggio Turas, siamo pronti e vestiti di tutto punto per andare a cenare fuori.
Abbiamo prenotato con largo anticipo in un ristorante situato a Villanova Monteleone,  per trascorrere una serata con i miei genitori, festeggiare il compleanno di mio padre. Ma purtroppo saremo solo noi 4, visto che i miei genitori non si sentono al meglio. La strada che ci conduce al ristorante è una litoranea, la provinciale Bosa-Alghero: tutta curve, rocce alla nostra destra, e mare contro luce alla nostra sinistra. Siamo sulla costa nord/occidentale  sarda. Il sole è nel bel mezzo della sua discesa verso il mare e crea questo gioco di luce, rendendo questa grande distesa d’acqua salata, argentea e sbarluccicante. Le rocce alla nostra destra sono intervallate di tanto in tanto da terreni paglierini, incastonati in piccole vallate, da cui si ergono colli rocciosi ricchi della più variegata macchia mediterranea. L’occhio non sa dove posarsi, verso il mare quasi accecante o verso l’alto, su per crinali di roccia bruna che culmina verso questo cielo terso. Immersi nell’incanto arriviamo allo svincolo che ci allontana dal mare, e ci fa percorrere in salita una strada con altre curve, fino ad uno slargo. Siamo al km 11,2 del ristorante PedrAmare.


Il paesaggio ci accoglie e ci sorprende sempre, non è la prima volta che scegliamo questo luogo. La nostra scelta è mirata sulla serata, in modo da poter ammirare dall’alto il tramonto rosso acceso sul nascere, che tenderà al violaceo sul finire. Un ristorante con una vista strepitosa: una terrazza che dalla zona collinare si affaccia su di un infinito orizzonte di mare e costa. Immersi nel più totale silenzio, ci siamo noi, la natura, il lagghetto, i muretti a secco, l’imponente albero di fichi, il bar con i suoi muri di pietre vive, e più su, la sala ristorante, con la sua terrazza, un solarium a cielo aperto durante il giorno, grazie ai lettini in legno appositamente messi a disposizione dei clienti; un lounge in serata, dall’atmosfera impareggiabile.


Una sala ristorante si apre su questo mondo dai connotati rustici, ma raffinati, con i suoi tavoli eleganti dai tovagliati ricercati, ed i camerieri, che nella loro semplice livrea bianca&nera, si integrano totalmente con il luogo, contribuendo a rendere questa location elegante, ma senza esagerare. Veniamo accolti con calore e invitati ad occupare un bel tavolo comodo, con una vista mare mozzafiato!
In attesa di fare l’ordinazione, io e Andrea non resistiamo a stare lì fermi ad ammirare quel momento tanto atteso, il tramonto. Diventa per noi prioritario immortalare quei pochi minuti di vivida emozione di colori cangianti, mentre il sole si va a nascondere dietro capo caccia, “il gigante addormentato”.


Soddisfatti degli nostri scatti fotografici, siamo pronti a ricevere il ricco antipasto, da 5 portate a base di pesce fresco. Noemi e Cristian non stanno più nella pelle, memori di quella volta in cui lo assaporarono per la prima volta, esattamente 2 anni prima.

I diversi piatti da portata sono così invitanti. Arrivano al nostro tavolo e non sappiamo da quale iniziare, indecisi tra le ali di razza marinata con pinoli e cipolle di tropea, il gattuccio in agliata  oppure il carpaccio di pesce spada marinato con senape e noci, la frittura di pesciolini mangiatutto, e l’impareggiabile rana pescatrice alla catalana.  Così ognuno di noi parte a modo suo servendosi in autonomia con quanto più lo aggrada. Con Andrea ed il cameriere, abbiamo scelto di accompagnare il buon cibo con una bottiglia di vino che gentilmente ci viene consigliato. Un bianco fermo, Inachis di Planargia.


Tutti e quattro impremiamo nella memoria quel sapore di mare, quel gusto così unico sapientemente elaborato con materie prime fresche e abilmente elaborate ed impiattate. I nostri sensi, le nostre papille sono equalizzate su un’unica nota, la bontà di quel preludio, all’arrivo del primo piatto caldo. Sempre grazie ai consigli del cameriere ci affidiamo nella scelta di due diversi primi piatti : curlugiones alla pesto di rucola ed una ricetta tipica della zona a base di pane secco bagnato nel brodo:  Zichi in guazzetto di vongole veraci con pecorino e bottarga. Un vero connubio inaspettato. Un latticino abbinato ad un prodotto ittico? Siamo curiosamente sbalorditi, mai avremmo detto che un formaggio tanto saporito si sarebbe sposato così sapientemente con i molluschi. Non si finisce mai d’imparare!


In quell’istante ogni cosa intorno a noi perde di significato, siamo concentrati sul “gusto” di questo prezioso momento. Oltre la terrazza il cielo tende a fondersi con il mare, e le luci come lucciole lontane illuminano quel tratto di costa. Il vento si alza a muovere tende che velano la parte interna della sala senza impedirci di ammirare quel paesaggio marino, di così rara bellezza, dove l’occhio si perde in quella luce che si spegne verso l’oscurità!
Tra sorrisi, foto, il lento trascorrere di questa cena in famiglia, siamo in completa sintonia con  le stelle: puntini che brillano gioiosi. E per rendere più dolce questo momento ci tuffiamo a capofitto nel dessert, tiramisù e cremoso dolce al cucchiaio con fragole.


Il tempo sembra esser volato, abbiamo goduto ogni singolo minuto, seduti comodamente su sedie intrecciate con un alto schienale, avvolti in una magica atmosfera. Il  pergolato sopra le nostre teste, da cui scendono come sospesi a mezz’aria fiori di glicine bianchi, viene appena illuminato da luci soffuse. Affianco a questa sala, nel silenzio più assoluto, tavoli e sedie, allestiti ed impreziositi elegantemente, sono nell’immobile attesa di aprire le porte ai festeggiamenti. Forse l’indomani tutto il ristorante sarà immerso in un’atmosfera nuziale, in cui verrà celebrato l’inizio di una nuova vita a due. La presente tranquillità di questo luogo, dove il tempo scorre lento, le pietre vive che adornano i muri ed il cotto del pavimento, scelti con gusto, hanno reso molto confortevole questa cena fuori porta, domani sarà spezzata da una gran bella confusione. Una grande festa! Fatichiamo ad accettare che è giunto il momento di tornare al villaggio, ma la notte bussa trovandoci pronti ad aprire la porta a Morfeo!

                        

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